Il terremoto non ferma la prima raccolta del grano

Coldiretti: le scosse sismiche non hanno fermato i lavori nelle campagne dove è in pieno svolgimento la prima mietitura del grano seminato dall’inizio del terremoto anche se il raccolto si prevede in calo del 15%

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Le scosse sismiche non hanno fermato i lavori nelle campagne dove è in pieno svolgimento la prima mietitura del grano seminato dall’inizio del terremoto anche se il raccolto si prevede in calo del 15%. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la drammatica situazione che non sembra aver fine non ha scoraggiato agricoltori e allevatori i quali, al prezzo di mille difficoltà e sacrifici, sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità delle zone terremotate, anche in vista della ripresa del turismo.

Sono 175mila ettari i terreni agricoli nei comuni terremotati delle Marche, con quasi il 70% dei campi coltivato a seminativi, dal grano duro per la pasta all’orzo per la birra artigianale, dal farro all’avena, dai girasoli alle lenticchie e agli altri legumi. Significativa la presenza di allevamenti, con circa 215mila capi tra mucche, pecore e maiali, dai quali scaturisce anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici e salumifici che hanno continuato a garantire specialità di pregio famose in tutto il mondo.

Ed infatti sulle tavole rimane il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, seppur con un calo di produzione stimato nel 15%, a causa del crollo dei laboratori di trasformazione. Ma non mancano all’appello, spiega la Coldiretti, neppure altre specialità, come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp, la cicerchia. Lo stesso discorso vale per il pecorino dei Sibillini, per il quale le quantità sono ridotte del 10-15% a causa soprattutto della diminuzione nella produzione di latte determinata dallo stress al quale sono stati sottoposti gli animali rimasti per lunghi mesi all’aperto.

Il calo della produzione di latte è generalizzato. A pesare è anche l’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti che hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende agricole che non hanno più un mercato locale per i propri prodotti. Per l’estate si spera, sostiene la Coldiretti, nella ripresa dell’offerta turistica delle zone terremotate che fondava il suo successo sulle sinergie tra cultura, ambiente e qualità alimentare. Secondo il monitoraggio della Coldiretti la maggioranza degli agriturismi colpiti si è attrezzata per la stagione estiva.

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