Enrico Maria Scattolini

Convulso fine settimana per la Maceratese, con un coup de théatre, seguito da attese ma anche da pari incertezze. Nel rigoroso rispetto del copione della profonda crisi estiva che sta soffrendo la Rata. L’unica certezza è la salvezza sul campo, acquisita dalla squadra di Federico Giunti a primavera. Però ancora in bilico. All’ultima scadenza di venerdì scorso, comunque, si sono verificati due accadimenti: la sospirata formalizzazione dell’accordo fra Claudio Liotti, imprenditore napoletano amministratore unico del club biancorosso, e Maria Francesca Tardella, riguardo al vincolo di quest’ultima sulle quote del capitale sociale della Rata; e poi la sua cessione a Claudio Crucianelli.

Il primo programmato da diverse settimane fra gli studi legali delle parti contraenti, ma in dubbio sino all’ultimo minuto. Importante per la rinuncia dell’ex presidentessa “pistacoppa”alla possibilità di riacquisizione della proprietà della Maceratese, prevista dall’atto di cessione della Rata, di fine novembre scorso, nel caso di inadempienza dell’acquirente(industriale italo-svizzero). Successivamente conclamata.

Il secondo invece sorprendente. Sottotraccia, infatti, la trattativa fra Liotti e Crucianelli, conosciuto in città per il suo passato di ex responsabile del settore giovanile della stessa Maceratese, ma non certamente come interessato al suo controllo. Che invece si è materializzato con l’acquisto del 95% delle quote di capitale della Srl biancorossa dalla controparte partenopea(il restante 5% resta a in capo a Massimo Paci e all’avvocato Gabriele Cofanelli). Al prezzo simbolico di un euro.

Importo… suggestivo per recenti esperienze bancarie, del quale però noi c’è certezza. In effetti l’esborso di Crucianelli sarebbe superiore, anche se lontano dai quasi 100mila euro che Liotti avrebbe a suo tempo pagato a Spalletta. Sia pure sul filo della deadline, questo accordo ha consentito l’iscrizione della Maceratese al campionato di terza serie. Che sarebbe stata supportata dal versamento dell’indispensabile prima rata (30mila euro) dei 95mila complessivi della tassa d’iscrizione.

Il regista dell’operazione sarebbe stato individuato nel commercialista osimano Alessandro Chiaraluce, da sempre molto legato ai colori biancorossi. Nella circostanza, sarebbe il rappresentante di Giovanni Monorchio, imprenditore/operatore di mercato fabrianese in passato interessato a salvataggi simili(Cavese) o comunque a tentativi, non riusciti, di questo tipo (Civitanovese). A sua volta Monorchio tutelerebbe gli interessi un gruppo di industriali umbri.

Quindi uno scenario molto confuso, nel cui contesto tuttavia il destino della Maceratese si deciderà in fretta. Nel giro di una, massimo due settimane. Entro cui la nuova società dovrà pagare ai giocatori oltre quattro mensilità di stipendi arretrati, probabilmente però al netto della metà di una garanzia assicurativa (circa 150mila euro) a suo tempo presentata da Spalletta; dovrà ripatrimonializzare il proprio bilancio (famigerato PA) e presentare alla Lega Pro una fidejussione di 350mila euro.

Oltre, naturalmente, a negoziare il pesante debito commerciale con i fornitori. Alcuni dei quali starebbero presentando istanza di fallimento presso il locale tribunale. O sarebbero intenzionati a farlo. Un’impresa al limite dell’impossibile. Che però merita gli auguri della tifoseria biancorossa e direi anche dell’intera città.

Se non riuscisse, si spalancherebbero le porte della Terza categoria.

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