Gran parte dell’opinione pubblica è stata colpita dalla decisione presa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo di sospendere le cure al piccolo Charlie, un bambino di dieci mesi affetto da una malattia genetica molto rara e incurabile.

Alla Corte Europea si erano appellati i genitori, dopo la sentenza di sospensione delle cure da parte della Corte suprema della Gran Bretagna, per ottenere il permesso di condurre il figlio negli Stati Uniti, dove sarebbe stato sottoposto a cure sperimentali, contando sul sostegno morale ed economico di migliaia di persone. Permesso che è stato loro negato. Per la sanità e la giustizia britannica e per Strasburgo le cure sperimentali equivarrebbero  ad un accanimento terapeutico che prolungherebbe le sue sofferenze. È inquietante  e deprimente prendere coscienza di essere parte di una civiltà che sta iniziando a rinnegare i propri principi, conquistati a suo tempo a caro prezzo.

Negare il diritto alla vita, non solo violandola ma opponendosi alla stessa volontà dei genitori, è affermare una cultura della morte, che svela la degenerazione e l’arroganza di uno stato nato, viceversa, sulle ceneri dei totalitarismi e fondato sul rispetto della vita e della libertà del cittadino.

Ed è altrettanto inquietante constatare che la cultura scientifica e tecnologica dominante esalta i miracoli della scienza e i successi della medicina, ma  nega ogni possibilità all’imprevedibile e alla speranza, rifiutando in questo caso la possibilità di una terapia sperimentale, importante sia per la ricerca scientifica, sia per un possibile miglioramento delle condizioni del piccolo Charlie. 

A questo riguardo colpisce la testimonianza della mamma di Emanuele, un bambino italiano di 9 anni nato con la stessa patologia del piccolo Charlie: «Uccidere – dice – non è la soluzione; i bambini quando sono malati vogliono solo stare nelle braccia dei loro genitori e godono di essere accarezzati… da oggi sappiamo che la Corte Europea dei diritti non ci tutela. È un errore credere che Charlie sia l’eccezione, tutti noi un giorno saremo disabili e quando dopo Charlie toccherà agli anziani con la demenza senile, ai neonati prematuri, alle vite decretate inutili, dove saranno i diritti dell’uomo?»

Smarrire la sacralità della vita, il pensare di essere noi i detentori del bene e del male lentamente ci perverte e ci disumanizza, allontanandoci dalla fonte del vero Bene.

Siamo tutti Charlie

Print Friendly

Comments

comments