«È molto più facile contrapporsi che cercare punti di incontro. Sono sicuro che la nostra società abbia bisogno di punti di incontro e in questo la stampa cattolica ha un ruolo importante. Cari giornalisti cercate la verità ma evitate le scorciatoie». Così il vescovo di San Benedetto – Ripatransone – Montalto, monsignor Carlo Bresciani ha salutato la platea degli oltre 200 giornalisti operatori della comunicazione giunti da tutta Italia a Grottammare per la quarta edizione del “Meeting dei giornalisti cattolici e Non” che si è svolto dal 22 al 25 giugno. L’evento nasce da un’idea di Simone Incicco, responsabile organizzativo del Meeting e dalla collaborazione tra: la Fisc (Federazione, Italiana, Settimanali Cattolici), TV2000, Radio InBlu, Agenzia SIR, Avvenire, U.C.S.I, Ufficio Comunicazione Sociale e Ordine Dei Giornalisti.

Nel ricco programma del Meeting incontri e tavole rotonde, corsi di formazione intorno ai temi della comunicazione e dell’informazione nel mondo di oggi con le sue svolte epocali. Ha introdotto i lavori, in una sala gremita, il responsabile organizzativo del Meeting Simone Incicco che ha raccontato del suo incontro con Papa Francesco nel corso del quale ha chiesto al Santo Padre di lasciare la propria impronta su una tela. Un gesto simbolico proposto e replicato allo stesso modo al Meeting su un’opera raffigurante il mondo con le impronte colorate di tutti i giornalisti presenti in sala afferma Incicco: «Ognuno di noi lascia la propria impronta su questo mondo e la vostra andrà a comporre l’opera che accompagnerà i quadri degli artisti sui luoghi del terremoto in quanto tutto è connesso, le sofferenze e le gioie del mondo sono connesse e noi desideriamo ricordarcelo».

Tra i relatori molto partecipato l’incontro della prima giornata con monsignor Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, che è intervenuto parlando di una Chiesa che comunica anche attraverso nuovi linguaggi. Analizzando l’attuale quadro mediatico, mons. Viganò ha delineato una panoramica sulla riforma dei media vaticani voluta da papa Francesco, le idee centrali ed i passi compiuti.

«Un passaggio che si è reso possibile ed urgente proprio perché siamo in un epoca di convergenza digitale che è assunta però non tanto in termini tecnocratici quanto piuttosto sotto il profilo antropologico», ha affermato mons. Viganò nel suo intervento facendo riferimento alle modalità di consumo o alle modalità di relazione.

Questo lo aveva anticipato Papa Benedetto XVI quando nel 2013 scriveva: «l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone». Monsignor Viganò ha proseguito con una analisi sull’evoluzione dei media.  «Siamo in momento – evidenzia – in cui stiamo ridisegnando delle nuove geografie e come nel Rinascimento al centro c’è l’uomo che ha la sua responsabilità nel governare questa nuova realtà che stiamo costruendo. Quello che noi abbiamo sviluppato molto è la capacità multitasking, la capacità di fare molte cose in contemporanea, che cambia il profilo antropologico, o l’acceso al sapere. Dentro questo contesto si pone appunto quella che viene chiamata  la riforma dei media. Un aspetto importante da valutare è come l’uomo non sia assolutamente esule rispetto a questo contesto».

«Si comprende – sottolinea monsignor Viganò – come abbia un senso parlare di nuovo umanesimo: infatti come l’intervento rinascimentale di Brunelleschi con Santa Maria del Fiore modellava il paesaggio di Firenze, oggi siamo tutti alle prese non solo con la trasformazione di un paesaggio visibile ma anche di uno spazio relazionale e collaborato.

Se lo sguardo prospettivo del quattrocento aveva un punto di fuga attorno al quale comporre lo sguardo, oggi il punto di fuga è moltiplicato tante volte quante sono le dorsali che connettono meridiani e paralleli digitali ridisegnando nuove geografie. E, oggi come nel Rinascimento, al centro c’è l’uomo, la sua forza e responsabilità nel governare la realtà».

La parola è poi passata a Don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio Stampa della Diocesi di Milano che ha presentato la vita di Carlo Acutis.

Al termine della prima giornata i laboratori di approfondimento con i direttori delle più importanti testate cattoliche. Tra questi il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e di Tv 2000 e Radio InBLu, Paolo Ruffini.

«Il grande rischio che corriamo – ha affermato Il direttore di Avvenire nel corso di uno dei laboratori – è quello dell’informazione – palinsesto. Leggiamo ciò che più ci somiglia. Il tempo della carta stampata non è finito. Ogni voce che si spegne ci rende più deboli tutti. Non c’è spazio per quelli che si inventano una informazione che non c’è. L’informazione è il cane da guardia dell’umanità”.

Durante la seconda giornata di lavori venerdì 23, l’attesissima telefonata da Bruxelles del Presidente del parlamento europeo Antonio Tajani in quale complimentandosi con gli organizzatori dell’evento ha affermato: «Complimenti per questa iniziativa. Mi sembra importante, e lo dico non solo da cattolico ma anche da giornalista, affrontare temi così importanti per tutti come quello dell’informazione che deve essere corretta e basata su valori fondamentali quali libertà e verità; un giornalista deve sempre cercare di essere obbiettivo fermo restando che ci possono essere delle opinioni diverse, che non possono offuscare questi due valori».

La mattinata è proseguita con la tavola il “Giornalista Multitasking” moderata dal Prof. Giovanni Tridente e con la presenza di: Massimo Donaddio giornalista de Il Sole 24 Ore, Pier Luca Santoro Project manager Datamediahub, Bruno Mastroianni docente di Media Relations, Pontificia Università della Santa Croce, Francesca Chiusaroli linguista dell’Università di Macerata, Vera Gheno sociolinguista dell’Università di Firenze e Fabio Colagrande giornalista Radio Vaticana.

Tappa importante al Meeting è stata quella del pomeriggio di venerdì 23 giugno ad Arquata del Tronto, quando tutti i giornalisti hanno potuto toccare con mano i danni causati dal sisma che ha colpito le Marche 10 mesi fa a più riprese. Testimonianze toccanti quelle dei due vescovi di Ascoli, monsignor Giovanni D’Ercole, e dell’Arcivescovo dell’Aquila Mons. Petrocchi, già parroco di una delle zone colpite dal sisma. Visibilmente commossi hanno raccontato della situazione di questi mesi difficili sin dalle prime scosse che hanno martoriato il territorio. La delegazione è stata anche accompagnata dal comandante provinciale dei Vigili del Fuoco Mauro Malizia nelle frazioni di Arquata.   

Durante la terza giornata di lavori si è parlato di “servizio pubblico” nel corso del quale è intervenuto il giornalista e scrittore Gianni Riotta durante un collegamento via skype e la presenza di Fabrizio Ferragni, direttore delle relazioni istituzionali Rai, di Massimo Padula, Presidente Aiart e di Daniele Bellasio, caporedattore del Sole 24 Ore.

“Come si può servire il paese in una società così polarizzata. Come possiamo raccontare la verità?”, questi i due quesiti intorno ai quali ha ruotato l’incontro. «Il servizio pubblico – ha affermato Riotta – va ripensato con coraggio. Non si può rappresentare il cento per cento della società. Parlano tutti ma non c’è una sintesi super partes. Servizio pubblico e giornalismo devono procedere in maniera franca». Riotta ha chiesto un impegno ad assumerci il compito di fare un resoconto della verità attraverso i fatti, «sarà poi l’ascoltatore a farsi una propria opinione». Il giornalista ha fatto un excursus sui fatti di cronaca nazionale di stringente attualità come le news su vaccini, immigrazione e uso ed abuso delle notizie inerenti intercettazioni telefoniche. «I giornali – ha aggiunto lo scrittore – dovrebbero essere più inclusivi». 

Sullo stesso tema è intervenuto Fabrizio Ferragni, capo delle relazioni istituzionali Rai. «Un dibattito importante sul ruolo della Rai in piena quarta rivoluzione industriale del digitale – ha affermato – Il momento è quanto mai delicato». Ha sottolineato anche l’impegno dell’azienda al supporto delle popolazioni colpite dal terremoto nella diffusione di notizie utili alla collettività.

A conclusione della prima parte dei lavori è seguito incontro con l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa vicepresidente della conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe intervistato dal giornalista dell’agenzia Sir Daniele Rocchi. «Due terzi della città di Aleppo sono stati distrutti. Servirà molto tempo per la ricostruzione ma ci vorrà ancora più tempo per ricostruire un tessuto sociale solido».

Mons. Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, ha delineato un quadro della difficile situazione in Medio Oriente. «Nel 2016 da Betlemme – ha detto – sono partite 128 famiglie cristiane, circa 500 persone, tutte con figli. Sono andate via perché non sanno quale potrà essere tra qualche anno la situazione, se i loro figli avranno ancora il muro. Mi hanno detto “la partenza sarà difficile, ma poi per loro sarà meglio”. Parlare di speranza in questo contesto complesso è difficile».

L’arcivescovo ha fatto anche un annuncio importante nel corso del meeting infatti sembra che il negoziato per l’accordo fondamentale tra Israele e Santa Sede sia in dirittura d’arrivo. «Potrebbe essere firmato entro quest’anno poi bisognerà interpretare l’accordo. Siamo in un periodo di cambiamenti epocali, ma ora non sappiamo quale sarà la situazione tra cinque anni».

Il Meeting si è concluso questa mattina con la visita della città e con la partenza degli ospiti e dei partecipanti che hanno apprezzato anche le bellezze del nostro territorio.

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