Il Convegno Pastorale con cui abbiamo appena concluso il cammino di quest’anno dedicato al tema della Carità era stato programmato nel giugno 2016, primo di un percorso triennale di revisione della Pastorale Fondamentale portata avanti dalle nostre parrocchie negli ambiti della Carità, della Catechesi e della Liturgia. A questo percorso si doveva intrecciare un cammino di preparazione della Visita pastorale.

«L’uomo propone e Dio dispone», dicevano i nostri vecchi. Il giugno 2016, solo un anno fa, sembra lontano un secolo, perché da esso ci separano: la scossa di terremoto del 24 agosto 2016 e le due potenti repliche del 26 ottobre. Quella fortissima del 30 ottobre – 6.5 – e infine la nuova sequenza di quattro scosse del 18 gennaio 2017.

Il terremoto ci ha fatto guardare alla realtà, anche della vita pastorale, in maniera diversa. In questa situazione di emergenza abbiamo meglio compreso come non potevamo più ignorare un calo repentino del clero attivo, dovuto all’età e alla salute. Per questi due motivi in soli tre anni un terzo del nostro clero si è ritirato da un impegno pastorale continuativo e rilevante, senza poter essere sostituito.

La situazione di riduzione del clero, le problematiche legate al terremoto, i cambiamenti significativi e veloci nella vita e nella mentalità delle persone, ci pongono davanti alla necessità, non più derogabile, di una “conversione pastorale” cioè un cambiamento nel fare la Pastorale, quello che papa Francesco chiede da tempo alla Chiesa italiana.

Questo comporta la scelta convinta delle Unità pastorali, dove si deve fare insieme ciò che è possibile, per non disperdere le forze mantenendo inutili doppioni. Lavorando per unificare presto i Consigli pastorali e gradualmente, ma celermente, anche i Consigli per gli affari economici e giungere a Gruppi Caritas di unità pastorale.

La sfida e l’impegno che abbiamo davanti è di garantire a tutti una Pastorale fonda- mentale: catechesi alla fede e ai sacramenti, pastorale giovanile, corsi per fidanzati, cammino di sostegno per le famiglie, cura nella celebrazione dell’Eucarestia domenicale e delle feste, assistenza spirituale ai malati, proposte di momenti di preghiera e catechesi nei tempi forti dell’Avvento e della Quaresima, proposte concrete per vivere la Carità.

Per favorire questa Pastorale fondamentale è indispensabile rinunciare alla creatività individualista e accettare di rendere le proposte di base semplici e uguali su tutta la diocesi. Così gli Uffici pastorali potranno elaborare sussidi e occasioni formative perché tutti possano fare ciò che è basilare con il minor sforzo e il maggior risultato. Chi ha possibilità e genio è incoraggiato non a camminare da solo, ma a mettere a frutto per il bene di tutti i suoi talenti e i suoi carismi. Quindi se si sviluppano progetti più esigenti e forti, ad esempio di Corsi per fidanzati più lunghi e strutturati, di Cammini formativi per giovani, di Scuole di preghiera per giovani ed adulti, di Cammini di catechesi più esigenti… una volta approvati a livello diocesano verranno proposti senza gelosie e senza sindacare se le persone che partecipano vengono da altre zone della diocesi. In questa logica l’azione dei consacrati, dei movimenti e di realtà similari, non saranno sentite come una minaccia, ma come un’opportunità per far crescere le persone nella fede.

Con una immagine possiamo dire che dobbiamo aiutare tutti a “camminare” nella fede, senza impedire di “correre” a quelli che sono disponibili a farlo. Quello che come vescovo esigo è che: per non essere una Chiesa diocesana che scarta i deboli, tutti – e sottolineo il “tutti” – coloro che scelgono di fare un percorso di fede più ricco e più impegnativo, sia in parrocchia che nei movimenti, si mettano a servizio dei più deboli, dando alle parrocchie un sostegno per far funzionare la Pastorale fondamentale.
La riflessione ampia ed articolata sulla Carità, che ha segnato questo anno è già un importante passo in questa direzione di crescita e di impegno.

Print Friendly

Comments

comments