Nella foto, a sinistra e a destra, gli autori, Maurizio Verdenelli e Luciano Magnalbò. Al centro il direttore della Nazione dell’Umbria, Roberto Conticelli

Il terremoto di oggi e il confronto con i terremoti di ieri, tra cattiva ricostruzione e decadenza culturale e umana. Questo il tema al centro del secondo caffè letterario dell’Isola del Libro, a Passignano sul Trasimeno, con la presentazione del libro di Luciano Magnalbò, ex senatore della Repubblica, e Maurizio Verdenelli, scrittore e giornalista, dal titolo “Una tragedia dimenticata”. Un testo che racconta il giallo di dieci giovani vite stroncate dal sisma del 1703 – negli stessi luoghi di quello del 2016 – sotto le macerie di un collegio dei gesuiti a Macerata. Una notizia che non trovò mai conferma nei Consigli di Credenza della città né fra gli atti dell’Archivio di Stato di Roma, forse per mantenere il buon nome dei gesuiti e per nascondere malefatte, corruzione, lavori fatti non a regola d’arte. A partire da questo episodio, arrivando via via ai giorni nostri, il libro racconta inediti scenari per le cronache del Centro Italia.

Verdenelli da giornalista ha seguito i fenomeni sismici tra Umbria e Marche, a cominciare dal terremoto del 1979 in Valnerina e quello tra Umbria e Marche del 1997, fino all’ultimo sisma «così simile all’evento del 1703», che con le stesse dinamiche, nelle stesse aree di quello di oggi, fece 10mila vittime. «In tutti questi decenni abbiamo capito che abbiamo sempre ricostruito laddove non dovevamo – ha sottolineato Verdenelli – basti pensare, come già indicato dal rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini, che se si sovrapponessero le foto del crollo del ‘97 e quelle del 2016 del palazzo ducale, ci si troverebbe di fronte alla stessa tipologia di evento e di rovina».

Magnalbò, da ex politico, ha sottolineato invece le responsabilità del mondo politico, di ieri come di oggi, in fase di decadenza culturale ed umana. «Molti politici non sanno scrivere un articolo in italiano, sono concentrati su se stessi piuttosto che sulla cosa pubblica. Come nel 1703 si nascose un fatto accaduto per non far emergere i responsabili, oggi chi fa un’indagine si trova spesso davanti ai poteri forti». Il tutto è reso più complesso dalla super produzione legislativa che crea grosse difficoltà nell’applicare le leggi: «Il problema – ha affermato Magnalbò – è che in Italia dovremmo avere due regimi legislativi: uno normale e un altro per l’emergenza, altrimenti succederà sempre quello che sta avvenendo oggi».

Un incontro – come ha sottolineato il direttore della Nazione dell’Umbria, Roberto Conticelli – che ha costruito un “ponte” tra Umbria e Marche, tra le province di Perugia e di Macerata e tra eventi sismici lontani nel tempo ma vicini perché simili sotto molti aspetti. «Un libro che parla delle nostre zone, che vanno al di là dei confini geografici – ha detto Conticelli – noi uomini siamo specialisti nel dividere, ma questo libro ci dà conto di un’Italia centrale che tanto può ancora dare, resiste alle intemperie, alle negatività della memoria. E resiste rilanciando».

“Una tragedia dimenticata” raccoglie gli scritti di molti autori sui territori colpiti dai terremoti, compresi quelli del giornalista umbro scomparso Bruno Brunori, che con i suoi articoli sul sisma umbro-marchigiano si meritò i premi Manipulite e Chia. Ma anche quello del gruppo di ricercatori umbri “Tha X plan”, autori dello scoop fotografico “L’urlo della Sibilla”, campione di visualizzazioni sul web nel 2015. Un gruppo che ha indagato le credenze legate al volto della Sibilla sul monte Priora – dove è stata immortalata un’immagine di donna che lancia un grido di dolore sulle montagne poi teatro del sisma – ed ha raccontato come questo scatto abbia assunto valore simbolico per le popolazioni locali.

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