Le polemiche che in questi ultimi tempi hanno infiammato il dibattito politico, coinvolgendo anche buona parte degli ambienti medici ed accademici, sulla necessità o meno di sottoporsi alla vaccinoprofilassi, mostrano impietosamente tutti i sintomi delle più classiche diatribe italiche sempre sospese tra “Coppi e Bartali” o “Guelfi e Ghibellini”. Le conseguenze sono vane discussioni talvolta avulse da ragioni scientifiche. Proviamo a fare un po’ di chiarezza consapevoli che non è semplice chiarire le idee a chi si basa più su pregiudizi che su valutazioni validate, più sul senso di appartenenza a gruppi pre-costituiti che su analisi oggettive.

Come nelle più classiche
diatribe all’italiana

Innanzitutto, la storia insegna che la pratica dei vaccini ha contribuito in maniera  inequivocabile e certamente provvidenziale all’eradicazione di malattie mortali ed estremamente contagiose che hanno falcidiato intere popolazioni in ogni parte del mondo e in diverse ere storiche. Vaiolo, difterite, tetano, poliomielite ed epatiti, le ultime quattro nell’ordine, sono nel novero delle vaccinazioni già obbligatorie sino all’ultimo provvedimento legislativo del Governo, con il quale è stato esteso tale obbligo alla parotite e al morbillo. Dunque, sarebbe sufficiente un minimale senso di ragionevolezza per comprendere l’utilità se non la necessità della vaccinoprofilassi, la quale ha mostrato la sua efficacia nel corso degli anni a fronte di scarsi effetti negativi e per lo più legati a questioni idiosincrasiche, in relazione cioè a una particolare risposta individuale.

Un minimo di ragionevolezza
dovrebbe bastare
per comprendere l’utilità
se non la necessità
della vaccinoprofilassi

Tuttavia, anche da parte di chi doveva spiegare tali ragioni non tutto è sembrato filare alla perfezione sia sul piano della comunicazione che su quello della gestione di tale pratica sanitaria, generando negli utenti più dubbi che certezze: per esempio perché quando l’obbligo di vaccinazione riguardava soltanto le quattro sopracitate malattie infettive era disponibile un unico vaccino esavalente dunque comprensivo anche dei due elementi che allo stato risultavano ancora facoltativi? E ancora: perché renderli obbligatori solo dopo la canea di questi ultimi tempi, nonostante la Francia abbia fatto praticamente retromarcia rendendoli (si parla di parotite e morbillo) di nuovo facoltativi?

Infine, perché tralasciare allora l’obbligo per l’Hemofilus ed i Meningococchi, pericolosi agenti all’origine della meningite? Vi è poi la questione etica che coinvolge argomenti spinosi come l’iscrizione alle scuole vietata se privi di certificato di avvenuta vaccinazione ed il tema della radiazione dall’albo dei medici contrari alla pratica di “gregge” delle vaccinazioni: ma per affrontare tali temi bisogna aspettare tempi migliori o almeno più sereni.

*Presidente Amci Macerata

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