La folla in fuga in via Po lasciava poco spazio all’immaginazione: «Abbiamo sentito degli spari», e ancora «Si tratta di un attentato». Un evento sportivo che si trasforma in tragedia, dieci minuti prima del triplice fischio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Real Madrid. La città di Torino aveva indossato l’abito delle grandi occasioni. Un gessato cucito con la stoffa delle maglie e delle bandiere bianconere che sventolavano fin dalla mattina di sabato 3 giugno. Due i maxi schermi che avrebbero virtualmente collegato il Capoluogo piemontese a Cardiff. Piazza San Carlo la metà preferita, tant’è che si conteranno almeno 30mila presenti.

 L’ammassamento verso l’unico maxi schermo – nel 2015 ne furono posizionati due, uno al centro, vicino al monumento equestre a Emanuele Filiberto, e l’altro con spalle rivolte ai Murazzi – genera le prime perplessità. Poi le bottiglie di vetro, nonostante i controlli agli zaini col metal detector, fanno da preambolo a nuove preoccupazioni. E sono solo le quattro del pomeriggio. Raggiungiamo il “Caval ëd Bronz” per ritrovare gli amici giunti dalle Marche, principalmente da Treia, Tolentino e Macerata; poi ci stringiamo a cerchio per “resistere” alle spinte “offerte” dalla maleducazione dei nuovi ingressi, fin qui, sarebbe ipocrita dire il contrario, nulla di strano. Ciò che allarma, invece, è il continuo via vai di abusivi (?) con carrelli stracolmi di birre (sempre in vetro).

Un solo maxischermo e il via vai di abusivi con bottiglie di vetro provocava i primi dubbi sull’organizzazione dell’evento

Raccogliamo quelle che ci giungono tra i piedi e cerchiamo di consegnarle ai volontari al di là delle transenne della statua, ma è inutile: più gente arriva, più il vetro inizia a infilarsi tra i sanpietrini.  «Non si vedrà nulla», è ora la considerazione diffusa. Tutti vogliono raggiungere le vicinanze del maxischermo, quando, paradossalmente, anche indietreggiando di qualche metro si avrebbe avuto una visuale migliore. Le persone – solo le 18 – continuano ad arrivare a flotte. Ci accorgiamo che mancano persino i bagni chimici, mentre per un solo punto per le emergenze e visibile all’entrata. «Ce ne andiamo», è la decisione finale. In quattro ci stacchiamo dal gruppo per vedere la partita poco distante, in via Po. Con difficoltà raggiungiamo una delle cinque vie di fuga sui lati corti della piazza, scambiando parole scaramantiche con chi rimane. «Ci vediamo dopo», è la promessa.

Al terzo gol del Real la gara è ormai compromessa. Butto per caso lo sguardo fuori da un bar e vedo la gente fuggire improvvisamente verso piazza Vittorio, punto di ritrovo dei taxi. Le voci si susseguono in modo confuso. «Scappo perché scappano tutti», mi dice un ragazzo. «Una bomba in piazza san Carlo», afferma un altro. Ai primi, fanno seguito le persone direttamente coinvolte nel panico di quei momenti. Camice strappate, maglie insanguinate, tagli ovunque e poi il suono delle sirene. Un corteo di feriti si dirama tra le vie del Centro storico. Le auto iniziano a sfrecciare per raggiungere gli ospedali vicini.

I feriti cercano riparo ovunque, si cerca di raggiungere le ambulanze e, chi è in auto, gli ospedali

Solo più tardi le agenzie descrivono la reale dinamica dei fatti, con l’onda di paura scaturita dalla scoppio di un petardo. Prima della tv, però, sono gli occhi dei miei amici, fortunatamente riabbracciati in tempi brevi, a raccontarmi la vicenda. Il pronto soccorso “aspetta” alcuni di loro per alcuni accertamenti e punti di sutura. Nella fuga la folla ha travolto e calpestato chiunque. Giovani, donne, anziani e, purtroppo, bambini. I vetri a terra hanno fatto il resto. Duecento, quattrocento, mille. I feriti aumentano di ora in ora, ancora oggi (l’ultimo bollettino recita 1527, di cui tre gravi).

Nella fuga la folla ha sommerso e calpestato chiunque

Il resto è cronaca, aspettando il responso della magistratura. Rimane il senso di un’impreparazione generale. Una migliore organizzazione, di certo, non poteva impedire il gesto di un pazzo (lo dimostrano gli eventi tragici di Londra e delle altre città europee colpite dal terrorismo), ma avrebbe garantito una sicurezza maggiore e minore tensione (si parla anche di alcune risse tra ultras) per un evento di tale portata. Il salotto buono di Torino, divenuto, in pochi secondi, teatro dell’orrore, porta ancora i segni di notti insonni. La sconfitta, concordano i tifosi bianconeri, è andata oltre l’immaginabile. 

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