Rapadura. Dopo dieci anni, l’importanza di «ricordare per riaccordare»

La cooperativa maceratese ha festeggiato l'anniversario in via Zara con un omaggio a Franco Moneta, Enzo Conti e Giampiero Cacchiarelli, prematuramente saliti alla casa del Padre

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Ricordare per “riaccordare”. L’incontro promosso dalla cooperativa Rapadura, preceduto dall’assemblea dei soci del Centro d’Ascolto e Prima Accoglienza di Macerata, ha riunito, tra passato e presente, gli operatori e quanti hanno dato vita alle attività svolte in questi primi dieci anni vita. Un appuntamento che si è svolto in via Zara a testimonianza del forte legame tra le due realtà che, nel tempo, hanno contribuito ad ampliare e rafforzare «quel sentimento di misericordia – come affermato dal presidente della cooperativa, Pierluigi Tordini – sia laico che religioso».

Forte la commozione nel ricordare tre personalità che, con il loro entusiasmo e il loro impegno, hanno reso possibili sforzi un tempo soltanto immaginabili: da Franco Moneta, direttore del Centro di Ascolto morto lo scorso 15 aprile, a Enzo Conti, fino a Giampiero Cacchiarelli. «L’occasione non è “autocelebrativa” ma necessaria per fare il punto sulle necessità che accompagnano il nostro tempo», ha aggiunto Tordini, evidenziando come la cura e il servizio per ragazze madri in difficoltà si sia progressivamente adattato alle esigenze di “accoglienza” dei richiedenti asilo. Tordini ha poi ringraziato i presenti, in primis al primo presidente di Rapadura, Paolo Salvatori.

Da sinistra, Manuela Cocci Grifoni, Claudia Manuale e Pierluigi Tordini

«La domanda da porci non è “accoglienza sì” o “accoglienza no”, ma “accoglienza, come?”». L’interrogativo posto dai responsabili delle due Associazioni (lo stesso Tordini e Giorgio Marcolini, per il Centro di Ascolto) ai presenti ha una sua personale risoluzione nell’impegno degli operatori e dei volontari, consapevoli che, come detto dalla vice presidente Claudia Manuale, «nel momento più doloroso – dovuto alle tre perdite – abbiamo vissuto e saputo affrontare, grazie all’esempio di Franco, Enzo e Giampiero, le difficoltà più grandi».

«La domanda da porci non è “accoglienza sì” o “accoglienza no”, ma “accoglienza, come?”»

Manuela Cocci Grifoni

La parola è poi passata alla “memoria” storica di via Zara, Manuela Cocci Grifoni, moglie di Cacchiarelli, la quale ha sottolineato l’impellenza di un nuovo obiettivo: «Ci troviamo qui per ricordare e per “riaccordare”, ovvero per trovare una nuova armonia e un nuovo senso alle attività che si svolgono – ha affermato -, per questo è importante chiedersi: come farsi trovare preparati?».

«Come farsi trovare pronti alle nuove sfide della società?»

Come nello sport, dove è la condizione fisica a determinare il risultato raggiunto, la Cocci Grifoni ribadisce come le realtà di via Zara siano “palestre di vita”: «C’è bisogno di allenamento anche nei rapporti umani – ha aggiunto -, dobbiamo vivere a fondo questi rapporti e portare i nostri valori in ogni ambito della vita». Seguire, dunque, con rinnovato entusiasmo, ha concluso, «quello spirito che don Lorenzo Milani riassumeva nel suo “finché c’è fatica c’è speranza”». D’altronde, da ciò trova origine il nome stesso della cooperativa: “rapadura”. Dolce brasiliano che costa tanta fatica, ma che concede superiori soddisfazioni.

In memoria di Franco Moneta

Mare accogliente: l’opera d’integrazione del Centro di Ascolto

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