Lingua araba per bambini per non perdere l’«identità»

L’idea e il supporto alla “Scuola di lingua araba” sono dovuti al vicesindaco Alberto Muccichini e alla prof.ssa Daniela Gattari – insegnante e presidente del Centro culturale Galantara - che da giovanissimi hanno sperimentato l’essere italiani in Germania

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L’antico detto “Piccolo è bello” funziona ancora nei borghi, dove è più facile il cercare di gestire al meglio le dinamiche sociali. Tale constatazione è sorta spontanea nell’assistere alla festa di conclusione del “Corso di lingua araba per bambini”, che si è concluso nel pomeriggio dello scorso giovedì nei locali del Centro di aggregazione giovanile di Montelupone. Le “maestre” Maria, Fathia e Anna hanno accolto per mesi una piccola schiera di bambini che, di etnia per lo più marocchina, crescono a vanno a scuola a Montelupone, parlano il dialetto locale, giocano a pallone all’oratorio e poco sanno della lingua e della cultura dei Paesi d’origine dei loro genitori.

Questi bambini e ragazzi stanno crescendo rapidamente, presto saranno donne e uomini, ma qualcuno di loro rischierà, per motivi i più vari, di sentirsi un “déraciné”, uno sradicato, perché potrà sentirsi straniero sia in Italia che in Marocco. L’antidoto? La puntuale costruzione di una propria e autentica identità, nella consapevolezza che la doppia cultura è una ricchezza. Essi, oggi, scrivono leggono e pensano in italiano, ma è giusto e importante che sappiano anche scrivere leggere e parlare in arabo, perché la loro identità culturale non può venire dimezzata, svuotata.

L’idea e il supporto alla “Scuola di lingua araba” sono dovuti al vicesindaco Alberto Muccichini e alla prof.ssa Daniela Gattari – insegnante e presidente del Centro culturale Galantara – che da giovanissimi hanno sperimentato l’essere italiani in Germania. Entrambi testimoniano con assoluta convinzione la stessa cosa: la doppia cultura arricchisce e definisce al meglio la propria identità consapevole.

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