In occasione della festa della parrocchia della Santa Famiglia di Tolentino mons. Nazzareno Marconi è intervenuto in un incontro per dialogare sul tema della 51ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, dal tema: «Non temere io sono con te (Isaia 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo».

Mons. Marconi ha detto che il Papa non ha inteso eludere la realtà, ma ha dato una lettura profonda della stessa. Infatti papa Francesco scrive: «Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle “cattive notizie” (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane). Certo, non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite. Del resto, in un sistema comunicativo dove vale la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione».

Secondo il vescovo papa Francesco non chiede di ignorare i drammi del nostro tempo, come le moltitudini di migranti che cercano a fatica una terra che li accolga, o le disuguaglianze sociali che spingono i poveri sempre più in basso. Piuttosto, fedele al principio di realtà da cui non si può derogare, il papa spiega che non è sua intenzione «promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male»; al contrario, lo sforzo deve essere orientato a «oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite».

È a questa accettazione passiva di un mondo che sembra impossibile cambiare che papa Francesco oppone la ricetta di «uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia».

Per i cristiani, l’unico occhiale adeguato per decifrare la realtà non può che essere quello del Vangelo: «la buona notizia che è Gesù stesso non è buona perché priva di sofferenza, ma perché anche la sofferenza è vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre e per l’umanità».

 

@foto Stefania Sagripanti
Print Friendly

Comments

comments