In occasione dell’#APeDay di venerdì 19 maggio, giornata nazionale organizzata dal Patronato Acli per informare i cittadini circa le varie possibilità per andare in pensione anticipata, abbiamo intervistato alcuni degli utenti in coda alla sede del Patronato Acli di Macerata per capire cosa pensano dell’APe e se hanno intenzione di richiederla.

Per Ernesto, classe 1951, l’APe volontaria non è una sorpresa visto che aveva già fatto il suo conteggio per la pensione da tempo e aveva pensato di richiederla. «Il problema è stato capire cosa fare, visto che il Governo non si decideva a legiferare a riguardo e il mio appuntamento non faceva che slittare di conseguenza, non per colpa del Patronato Acli certo».

Come comunicato dal Patronato Acli qualche giorno fa infatti, l’unico decreto attuativo in via di uscita sembra essere quello relativo all’APe Sociale. Tempi decisamente più lunghi sono previsti per l’APe Volontario, il cui decreto deve ancora passare l’esame del Consiglio di Stato. Nessuna notizia trapela sul provvedimento che dovrà rendere operativa la cosiddetta “quota 41” per i lavoratori “precoci” (41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, nei confronti di quei soggetti che hanno lavorato prima dei 19 anni, per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativi e che risultino in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995). Le procedure di certificazione del diritto potrebbero rivelarsi lunghe e laboriose. Forse si è sottovalutata la complessità della nuova disciplina e tutti gli adempimenti operativi che questa comporta.

«Che lavoro faccio? Agente di commercio. Mi mancherebbero 14 mesi per andare in pensione e utilizzando l’APe volontaria vedrò decurtata la mia pensione del 5% o forse qualcosa di più – spiega Ernesto –. Onestamente però penso di sfruttare questa possibilità per la condizione in cui sono, dovrò fare una vacanza in meno l’anno ma almeno potrò andare in pensione prima».

Giovanna invece, che avrebbe voluto accedere all’APe sociale non può farlo: «Sono venuta ad informarmi ma purtroppo, essendomi dimessa da lavoro non posso accedere a questa soluzione».

Infatti se l’APe sociale è un’indennità a carico dello Stato, riservata ad alcune categorie di lavoratori che si trovino in particolari condizioni e che siano in possesso di determinate anzianità contributive. Non comporta la sottoscrizione di alcun prestito né decurtazione della pensione; diversa è la storia per l’Ape volontaria.

Come dichiarato dal Patronato Acli in un comunicato ufficiale, ovvio che sarebbe stato meglio avere delle soluzioni di flessibilità pensionistica diverse. Vere e proprie norme di anticipo del pensionamento, e non prestiti bancari o inviti a spendere anticipatamente e impropriamente il proprio capitale di previdenza complementare. Comunque i tassi appaiono vantaggiosi e in situazioni di difficoltà accedere ad APe Volontario potrebbe costituire un’alternativa ragionevole in situazioni di difficoltà. Una soluzione ponte per accompagnare economicamente il cittadino fino alla pensione di vecchiaia, anche se poi quest’ultima sarà gravata a lungo da una trattenuta per la restituzione del prestito ottenuto.

Michela Bianchi, direttrice del Patronato Acli di Macerata

«Organizzare questa campagna informativa dedicata esclusivamente alle nuove misure di flessibilità pensionistica è stato importante. Con diversi utenti infatti ci siamo resi conto di quanta sia la confusione o la disinformazione legata proprio a queste tematiche. – sottolinea Michela Bianchi, direttrice del Patronato Acli di Macerata – Al di là della condivisione o meno delle misure a disposizione, resta di fondamentale importanza accedere ad una consulenza mirata per poter scegliere in modo consapevole che cosa fare su quella che è la propria condizione personale. Le carriere lavorative sono tutte diverse e presentano spesso situazioni complesse; anche per questo in molti ci hanno ringraziato per aver dedicato questa intera giornata ad una tematica così rilevante».

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