Una delle notizie che avrebbe dovuto trovare spazio sulle prime pagine dei giornali e che invece è passata quasi inosservata, è l’iniziativa delle madri di Pieve Torina di raccogliere firme per chiedere ai sindaci interessati di costruire un unico polo scolastico Pieve Torina – Pievebovigliana – Visso – Fiastra.

L’iniziativa nasce ovviamente da un fatto contingente. Il terremoto del 30 ottobre ha distrutto molte scuole ed ora si dovrà procedere alla loro ricostruzione. Intanto c’è un aspetto economico interessante. Un conto è ricostruire tante scuole ed un conto è ricostruirne una sola che possa accogliere tutti gli alunni. Le mamme però non si sono mosse da questa motivazione, ma hanno guardato ai tanti plessi che si vanno sempre più svuotando. Preferisco perciò soffermarmi anzitutto sul valore che la scuola deve rappresentare per le future generazioni. Si parla di quattro comuni ben definiti, ma il discorso potrebbe essere allargato a tutte quelle situazioni italiane dove le scuole ospitano numeri sempre più esigui di alunni.

Quando nel 1962 fu istituita la scuola media unica, con obbligo di frequenza, i comuni furono impegnati a costruire nuovi edifici per le scuole dove si alternavano, con passaggi spesso veloci, insegnanti e presidi con lo scopo di formare le nuove generazioni.

Già allora c’era chi aveva pensato alla costruzione di poli comprendenti più comuni vicini, ma prevalsero coloro cui sembrò troppo ghiotta l’occasione di veder circolare nel proprio territorio docenti e presidi. Personalmente ricordo che un sindaco offrì a me e ai miei colleghi l’opportunità di risiedere nel suo territorio e metteva a disposizione nuove case in costruzione.

Erano i tempi in cui nascevano molti figli, quindi anche le aule si riempivano facilmente ed almeno si raggiungeva lo scopo della socializzazione.

Oggi la situazione è profondamente cambiata a causa di una crescente denatalità. Quegli edifici, nati per ospitare diverse classi, rimangono per lo più vuoti, tanto che in molte realtà, soprattutto nelle zone montane, le pluriclassi sono diventate la normalità.

Ecco allora l’importanza dell’iniziativa delle madri. È indubbio che le madri siano mosse dall’amore per i figli. È lapalissiano immaginare quanto gli alunni troverebbero vantaggio, a contatto con i compagni di un territorio più ampio, nel loro processo formativo. Sarebbe anche importante per questi la presenza fisica del dirigente, che potrebbe tornare ad essere meno burocrate e più coordinatore delle attività didattiche.

Le mamme dunque sono mosse dal forte desiderio di vedere crescere i loro figli sia culturalmente che umanamente.

Lo Stato ha in qualche modo avviato questo processo di accorpamento stabilendo parametri per l’assegnazione di una dirigenza. Ma quanti alunni, ora sparpagliati nei vari plessi in comuni diversi, vedono il loro dirigente più di una volta l’anno?

I sindaci, sempre restii a questi poli che sarebbero, viceversa, un bene per la società e comporterebbero anche un notevole risparmio economico per le esangui casse comunali, ora, almeno nel caso delle zone terremotate, potrebbero essere portati a riflettere.

Oggi si fa largo uso di mezzi di trasporto pubblico per gli alunni. Con gli accorpamenti questi potrebbero percorrere solo qualche chilometro in più per raggiungere l’unico polo e i comuni si libererebbero della onerosa spesa per la manutenzione ordinaria e straordinaria di tanti edifici.

Inviterei perciò tutti i sindaci, intanto quelli direttamente sollecitati, a valutare con impegno l’iniziativa di queste madri che non partono da valutazioni politiche, ma solo dal bene dei propri figli. Che poi si trasformerebbe in bene per la collettività.

Queste mamme potrebbero presentare questa buona proposta ai sindaci l’8 luglio a Norcia.

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