Come ogni seconda domenica di maggio, si è appena celebrata la Festa della mamma: ricorrenza che ha lontana origine nell’antica Grecia dove veniva dedicato un giorno all’anno alla celebrazione della dea Rea, madre delle divinità. Celebrazioni in onore della nascita e della maternità erano presenti anche tra i Romani, sempre nel mese di maggio. Ma la Festa della mamma, così come la conosciamo, ha origini meno antiche. In Italia è stata istituita alla fine degli anni Cinquanta: nel tempo è divenuta un businnes, un’occasione di commercializzazione che ha sminuito il suo significato originario, nonostante rimanga comunque una giornata in cui riflettere sul valore della maternità.

Il termine “madre” è sinonimo di amore, di un bene costante che non tradisce, di protezione e di guida. Quando si vuole rappresentare l’immagine più alta dell’amore ci si riferisce sempre a quello materno, pronto a donarsi senza riserve. La donna è perciò chiamata a “dare la vita” e in questo suo dono è insita la capacità del sacrificio estremo: offrire la propria esistenza in cambio di quella del proprio figlio. Una donazione sempre eroica, sia quando avviene in circostanze cruente, sia quando la donazione si stempera in una quotidianità fatta di attenzioni e di cure.

Il termine “madre” è sinonimo di amore, di un bene costante che non tradisce, di protezione e di guida

Lo leggiamo attraverso i giornali, lo sperimentiamo nelle nostre famiglie: la dedizione di una madre è imparagonabile. Questa sensibilità, inoltre, non cessa neppure con la maggiore età dei figli, perché l’amore materno rimane sempre se stesso e non cambia nel tempo. “Per le mamme – scriveva Guareschi – i figli restano sempre bambini e, se fosse per loro, dormirebbero sempre nella culla”. La cultura dominante del nostro tempo tende purtroppo a falsare o ad alterare l’identità della donna e il dono della maternità in una logica perversa, fondata sull’individualismo e l’idolatria di sé. Il desiderio di un figlio non di rado viene vissuto soltanto come un modo per sentirsi realizzati, con il grave rischio di ridurre l’identità di una persona a un oggetto subordinato al proprio ego.

La cultura dominante del nostro tempo tende purtroppo a falsare o ad alterare l’identità della donna e il dono della maternità in una logica perversa

Se questa logica prevale, tutti hanno diritto ad avere figli, e si dimentica come ognuno di loro abbiano diritto non a un amore egoistico ma all’amore oblativo del padre e della madre che l’hanno generato.

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