Con questo articolo, il primo di 3, proponiamo una sintesi del convegno «Strade di Felicità nell’alleanza uomo donna» (Amoris Laetitia 38) svoltosi alla Domus Pacis di Assisi dal 28 aprile al 1° maggio scorso. Crediamo infatti importante ripercorrere in questa rubrica, dove si “cammina insieme”, i lavori di un incontro che ha offerto significativi orientamenti per tradurre in pratica i preziosi insegnamenti dell’Amoris Laetitia di papa Francesco.


«Papa Francesco sta avvicinando la Chiesa al Vangelo». Con questa decisa affermazione, citando Roberto Benigni, mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei, ha aperto il confronto pomeridiano con il professor Alberto Melloni (docente di Storia del cristianesimo all’Università di Modena – Reggio Emilia), rendendo frizzante il primo giorno di questo prezioso appuntamento, con un vivace scambio di opinioni sull’argomento “Strade di felicità per uomini e donne del XXI secolo”.

Il pomeriggio è iniziato con i saluti di don Paolo Gentili insieme a Tommaso Cioncolini e Giulia Cerioni, rispettivamente Direttore e coppia di sposi collaboratori dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI. “Parlare di felicità chiede di ripartire da quanto è bella la vita quotidiana e quanto certe difficoltà familiari possono tranquillamente riassorbirsi nella grande gioia che si vive giorno per giorno” sosteneva Tommaso, che insieme a sua moglie, ha spiegato come avviene la ricerca di strade di felicità, facendo un interessante parallelo con il film «Una settimana da Dio», dove il protagonista, dopo aver visto il volto di Dio, scopre che l’alleanza ha il gusto di infinito tra lui e la compagna e non cerca più sé stesso ma il “noi”: “L’amore vero porta al sacrificio di sé stessi, perché non è il possedere ma è il donarsi” ha concluso la giovane moglie.

Dopo l’intervento di don Paolo Gentili, che riprendendo parte del suo intervento del giorno prima al convegno di Ancona (leggi qui l’articolo), rimarcava che per diventare “sommelier del vino della gioia, occorre riscoprire il coniuge come dono del cielo, fragile e da custodire con tenerezza, un ‘sapore’ che richiede tempo per essere gustato, e che la fretta con la quale si vive oggi non aiuta a fare” si è passati al confronto di cui sopra, con Galantino che cominciava dicendo che “la vera rivoluzione del Papa è farci capire che le realtà anche le più belle se non fanno i conti con la storia rischiano di diventare ideologia e campo di battaglia, ed è triste vedere gente che non guarda il bello ma è pronta a mettersi contro, alzare bandiere e barriere, facendo così del male alla realtà della famiglia”.

Nunzio Galantino, “Strade di felicità per uomini e donne del XXI secolo” condotto da Francesca Fiandini, conduttrice di Uno mattina (Rai 1), insieme al Prof. Alberto Melloni, docente di storia del cristianesimo (Università di Modena-Reggio Emilia).

E quando la conduttrice televisiva Lorena Bianchetti, nelle vesti di moderatrice, provocava Galantino dicendo che “molti sostengono che preparino al matrimonio dei sacerdoti che non lo vivono”, il segretario della CEI rispondeva che “questo lo dice chi non frequenta i corsi prematrimoniali, facendo capire oltretutto da quanto tempo non va più in Chiesa: c’è tanta gente, oltre ai preti, impegnata in questi incontri di preparazione al matrimoni; e grazie a Dio è dato assodato”; e gli faceva presto eco Melloni, che chiosava sull’argomento affermando che “la cosa che i celibi hanno da dire agli sposati non è un distillato di dottrina ma un’esperienza: quella di essere stati figli che hanno visto la relazione sponsale con gli occhi dei piccoli, che a volte i grandi, tra loro, non vedono”.

Il professore di origini emiliane continuava poi sostenendo che “il cristianesimo non immagina la coniugalità come un adempimento del sogno idilliaco romantico della coppietta del “Vangelo secondo Mogol”. La coniugalità vive nella dimensione comunitaria”, incalzato subito da Galantino, il quale sosteneva che occorre “uscire dal matrimonio “soave duetto” e entrare dentro la storia concreta che non vuol dire parlare solo dei guai, ma mettere in conto tutto. Lo sforzo rivoluzionario di Amoris Laetitia è dire una buona volta che non bisogna essere dottrinali né moralisti: non guadagniamo niente e nessuno con la dottrina. Il Papa ci dice “non è in gioco la dottrina sul matrimonio sacramento ma la nostra testardaggine a non voler guardare con gli occhi di Dio e di Cristo anche il matrimonio”. Cristo durante la sua vita ha abbracciato il lebbroso, ha pranzato col pubblicano: non ci vuole tanto a capire che oggi il Papa ci invita a guardare con occhi attenti chi vive con difficoltà la vita matrimoniale e ci dice ‘non lasciatele, datele vicinanza’: è questo prendersi carico della vita della famiglia. Amoris Laetitia dice soprattutto: “non c’è niente che non ci appartenga”, non perché dobbiamo metterci la nostra parola di saggi, ma come uomini che devono avere il cuore di Cristo».

Michele e Angela

Ma il momento più toccante è aver sentito testimoniare l’amore vero, quello che scalda il cuore, ed è stato quando hanno parlato Michele ed Angela, sposati da 46 anni. «Ci eravamo isolati e io – dice Michele – ce l’avevo con Dio. Come siamo passati “dall’altra parte”? Con la preghiera. Io una mattina – racconta Angela – sono entrata in bagno leggendogli la lettura breve delle lodi, e lui mi ha detto: voglio svegliarmi prima per pregare con te”. Così è iniziata una nuova vita “in cui il primo figlio è stato far crescere la relazione all’interno della coppia”.  Oggi Michele alla domanda “Cosa ama di più di sua moglie?” risponde: “È come l’aria, se manca l’aria muoio”. E per lei è la stessa cosa: “Michele è tutto, siamo cresciuti insieme, abbiamo riso insieme, pianto insieme. Tutto questo è la strada della nostra felicità”.

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