Telefono Azzurro, una missione lunga 30 anni. Il ringraziamento di papa Francesco

l Presidente e fondatore Ernesto Caffo nella Santa Sede insieme ai volontari del progetto “Bambini e Carcere”, uno dei campi di intervento dell’Associazione insieme alla lotta contro gli abusi, bullismo, sicurezza in rete, minori scomparsi ed emergenza terremoto

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Un’udienza per ringraziare e benedire chi da trent’anni ascolta il grido di aiuto di bambini e adolescenti, offrendo un pronto ed immediato sostegno. Sua Santità papa Francesco in Piazza San Pietro ha ringraziato Telefono Azzurro, punto di riferimento dei più piccoli dal 1987 e il prossimo 8 giugno attesa al prestigioso traguardo dei trent’anni di attività. Una gratificazione dal forte valore significativo, un evento simbolico fortemente rappresentativo del ruolo primario ricoperto dall’associazione negli anni all’interno del tessuto sociale del paese, come testimone dell’evoluzione di una società troppo spesso sorda di fronte alle esigenze dei suoi interpreti più deboli. La Onlus, da allora e adattando la sua attività all’evolversi degli strumenti e delle problematiche da affrontare, è quotidianamente impegnata (24 ore su 24) nell’azione di ascolto, pronto intervento, educazione, programmazione progettuale di attività volte al recupero psicologico nel superamento di eventuali traumi.

Una quotidiana battaglia contro abusi, bullismo, sicurezza in rete, minori scomparsi, emergenza terremoto e carcere: un’azione organizzata e corale messa in pratica da professionisti specializzati, e attiva anche grazie al prezioso supporto degli italiani.

Dopo l’udienza, il Pontefice ha incontrato personalmente il Professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e Presidente dell’Associazione. Insieme a lui un volontario di “Bambini e Carcere”, il progetto condotto grazie alla collaborazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, attivo in 10 regioni e 15 città italiane. Ogni mese coinvolge mensilmente circa 500 bambini e ragazzi all’interno di 21 ludoteche allestite all’interno delle case penitenziarie.

L’obiettivo, reso possibile grazie al lavoro di oltre 250 volontari è quello di favorire il rapporto dei minori con i genitori detenuti attraverso attività ludico educative, in un contesto come la realtà carceraria spesso difficile da comprendere, soprattutto per un bambino. Il progetto si muove in due direzioni: la fase del “Nido” che consente ai bambini di trascorrere i primi anni (0-6) con la mamma in carcere in una situazione affettiva, logistica ed organizzativa a misura di bambino, e la “Ludoteca” per attenuare l’impatto con la dura realtà carceraria al momento del colloquio con il genitore detenuto.

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