«Attrezzi, ornamenti, armi e corazze» è il titolo dell’esposizione paleontologica inaugurata oggi, domenica 23 aprile, a Serrapetrona presso i locali di Palazzo Claudi, promossa dall’Amministrazione comunale, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle Marche e dalla Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze della Terra. Un nuovo affascinante capitolo nel percorso di ricerca e valorizzazione del “tesoro di Serrapetrona”. Un viaggio nei processi evolutivi raccontato attraverso rarissimi fossili risalenti a milioni di anni fa, testimonianza della straordinaria varietà di strumenti, difese e stratagemmi utilizzati dagli esseri viventi nella lotta per la sopravvivenza.

«La mostra doveva essere inaugurata a novembre – ha dichiarato la sindaca di Serrapetrona Silvia Pinzi – poi a causa del terremoto è stato tutto rimandato. Vogliamo dare un segnale di speranza, non possiamo arrenderci alla natura e questo straordinario racconto dell’evoluzione a cui andremo ad assistere ne è la riprova. Vedere questa chiesa gremita mi riempie di orgoglio. La mostra è un progetto ambizioso dal punto di vista scientifico ma ci abbiamo sempre creduto perché siamo sognatori».

«Occasioni come questa aiutano a riscoprire il nostro passato – ha affermato l’assessore regionale Angelo Sciapichetti – ma rappresentano anche una spinta per la ripresa turistica ed economica del territorio. L’unicità della nostra regione sta nel fatto che ogni comune è uno scrigno e il museo di Serrapetrona ne è la dimostrazione». L’esposizione “Attrezzi, ornamenti, armi e corazze” si articola in sei sale che espongono fossili di creature vissute in ere lontanissime: insetti, mammiferi, pesci e organismi marini appartenenti ad un arco temporale che va dal Pleistocene (2,5 milioni di anni fa) al Paleozoico (circa 500 milioni di anni fa) e provenienti da Usa, Brasile, Germania, Francia, Marocco, Libano, Russia, Lituania e Cina. Esposto anche in questa terza mostra uno dei reperti più imponenti della collezione: lo scheletro di un dinosauro (Prosaurolophus) risalente al Cretaceo Superiore (circa 75 milioni di anni fa) e lungo circa 4 metri.

«E’ sempre un piacere essere qui a Serrapetrona – ha sottolineato Nicosia, dell’Università La Sapienza- per un geologo parlare di fossili può sembrare futile alla luce della catastrofe che ha colpito questo territorio. In realtà lo studio del passato è una chiave di proiezione del futuro e la paleontologia è come un periscopio che proietta quello che accadrà». A elogiare il valore storico dell’esposizione di Palazzo Claudi anche Tommaso Casci Ceccacci, funzionario archeologo di zona intervenuto in rappresentanza della Soprintendenza: «La mostra ha valenza internazionale grazie alla straordinaria qualità dei reperti – ha detto- reperti che sono un unicum e aspettano una collocazione definitiva».

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