Nella Vigilia di Pasqua i ragazzi dell’oratorio Don Bosco della parrocchia del Santissimo Crocifisso di Tolentino, una delle chiese maggiormente lesionate dal sisma, hanno fatto auguri ‘speciali’ alle persone che da mesi stanno vivendo disagi e angosce per il terremoto, scrivendo una canzone dal titolo «La mia vita è qui», dedicata ai terremotati del Centro Italia.

Il titolo lascia ben comprendere come questi ragazzi non abbiano nessuna voglia di mollare né di abbandonare la loro terra e le loro radici: «Quest’anno gli auguri di buona Pasqua li facciamo così. Non potevamo non ricordarci delle migliaia di persone sfollate sparse negli alberghi e nei campeggi, lontane dalla loro casa e dalla loro terra. Ogni nostro pensiero e ogni nostra preghiera è per voi. Grazie di cuore a chi ha lavorato alla canzone e al video».

Abbiamo chiesto all’autore del testo e dell’arrangiamento musicale, Cristiano Profeta, di raccontarci qualcosa sul progetto.

Come è nata l’idea di una canzone?
La canzone nasce dal desiderio di mostrare la nostra terra, i nostri paesi come erano prima del sisma e come vogliamo che tornino ad essere. La rete e i media bombardano da mesi con immagini di distruzione, tantissima gente conosce i nostri paesi “a pezzi” e questo è insopportabile.

Vogliamo mostrare quant’è bella la nostra terra. La scelta di mostrare Tolentino oggi in B/N e di notte è voluta per creare contrasto con le immagini a colori di giorno dei nostri paesi prima del sisma, per mettere in contrapposizione netta il prima ed il dopo. Noi vogliamo rivivere il “prima». La terra dei Sibillini non deve assolutamente morire.

Quale messaggio volete lanciate?
Il messaggio è che gli sfollati vogliono e devono tornare e restare nel loro paese: ci sono ancora più di 4000 persone sparse negli alberghi e nei campeggi, solo nelle Marche, e molte di queste persone sono anziane e gli anziani sono sicuramente quelli che stanno soffrendo di più le conseguenze del terremoto. Un anziano nato e cresciuto in montagna non può essere “deportato” al mare, soffrirà tantissimo perché la sua terra è la montagna (lo stesso sarebbe al contrario). Se ad una pianta tagli le radici la pianta muore.

Come vivono i giovani nelle zone terremotate?
Sinceramente sono rimasto sorpreso nel constatare la forza dei giovani in questo disastro che stiamo vivendo: nella mia attività in oratorio ne incontro tanti in questo periodo e sino ad ora non ho visto un solo ragazzo scoraggiato, nonostante le storie pesanti che mi raccontano, perché diversi di essi hanno perso la propria casa e molti anche la propria scuola; ho ascoltato storie che mi hanno impressionato, soprattutto per la dignità dimostrata dai protagonisti, che hanno dovuto affrontare difficoltà enormi in alcuni casi, ma sempre con una grandissima forza e con tanto coraggio. A me personalmente questo ha aiutato moltissimo, è stata una grande lezione di vita per me e mi da tanta speranza per il tempo futuro che ci aspetta.

Come nutrire speranza di fronte alla “catastrofe”?
È ovvio, si soffre, si soffre tantissimo, quello che è accaduto ti spacca il cuore, ma certamente una delle risorse principali a cui attingere davanti a questi fatti è la Fede, la nostra Fede: abbiamo parlato tanto coi ragazzi di questo, del perché Dio permetta tutto questo, è ovvio che tutti noi ci facciamo questa domanda.

Ma io credo che qui si possa realizzare il Vangelo, cioè che se uno vive la Croce con Fede il Signore da quella Croce tira fuori la vita: questo è quello che ho sperimentato nella mia vita in fatti concreti e questo è quello che cerco di passare ai ragazzi che incontro ogni giorno.

Secondo me da qui si può partire, anzi, ripartire, per affrontare il tempo che ci attende con speranza e fiducia, senza mollare. Penso che per la nostra comunità possa realizzarsi un’opportunità importante per sperimentare la comunione e la condivisione. Di questo sono fermamente convinto”.

L’mp3 della canzone è liberamente scaricabile dal sito www.noitolentino.it.

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