Terremoto «Si vedono i primi passi in avanti»

L'intervista all’ingegner Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio straordinario per la ricostruzione

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Stiamo lavorando con grande impegno per ristabilire innanzitutto una normalità. Tante piccole attività stanno riaprendo in questi giorni»: parla, a quasi 8 mesi dal primo sisma, l’ingegner Cesare Spuri, che guida l’Ufficio straordinario per la ricostruzione.

La Regione Marche fa tanti tavoli di incontro, ma la gente continua a lamentarsi…
I tavoli tecnici non sono una perdita di tempo. Abbiamo fatto incontri tra le persone, nei cinema e nei palazzetti, per spiegare quello che si sta facendo. Questi tavoli sono uno strumento di comunicazione e credo non ne abbiamo fatti abbastanza, perché è molto importante che le persone siano informate. Forse non ci rendiamo conto della complessità del fenomeno e valutare più punti di vista aiuta a trovare la soluzione migliore per prendere scelte responsabili. Ad esempio l’incontro con il commissario di New Orleans Blakely, ci ha fatto capire un modello che ha permesso di ricostruire in tempi record la città distrutta dall’uragano Katrina, mettendo al centro la comunità, le persone. La testimonianza di chi ha vissuto altre calamità ci arricchisce.

La Regione Marche ha una squadra di Protezione civile tra le meglio organizzate d’Italia, come è stata utilizzata?
12 mila volontari della Protezione civile hanno lavorato senza sosta fin dalla notte del 24 agosto, allestendo mense, servizi, aiutando le persone nell’emergenza. Anche la Protezione civile delle Marche è stata operativa ad Arquata fin dalle prime ore coordinandosi con quelle di altre Regioni come Emilia Romagna, Campania, Sardegna e Toscana. Tutto ciò si è rafforzato sul nostro territorio dopo le scosse di ottobre.

Cosa si può dire delle attese per la ricostruzione?
Mi rendo conto che è difficile avere una percezione adeguata dell’entità di questa sciagura. Abbiamo 2mila casette in arrivo, da dislocare su 70 lottizzazioni, in 40 comuni. Ogni passaggio comporta dei tempi tecnici, a cominciare da quelli necessari per l’esproprio delle aree. Serve un po’ di pazienza. Abbiamo fatto l’ordinanza per i danni leggeri, i danni pesanti e le attività produttive.
È prevista la costruzione di 13 nuovi plessi scolastici, la cui progettazione è in fase avanzata. Ci sta a cuore inviare un messaggio chiaro alle nuove generazioni: «Qui si sta, qui si resta!».

La gente aspetta le case, qual è la situazione?
C’è la questione sopralluoghi ancora aperta che dovremmo chiudere entro due mesi. Stiamo aprendo il bando per l’acquisto di appartamenti al posto delle casette: ci sono centinaia di proposte. Quest’anno sarà importante ridurre il numero delle persone lontane da casa. Alcune casette saranno consegnata subito dopo Pasqua e arriveremo a 1.500 entro fine anno. I primi comuni interessati saranno: Arquata, Amandola, Castel Sant’Angelo sul Nera, Visso, Ussita, Muccia e Fiastra.

Per i luoghi di lavoro come si sta procedendo?
Ci sono oltre 400 pratiche per delocalizzare l’attività. C’è chi ha scelto di continuare nei moduli o chi, come ad esempio a Camerino, Pievetorina e Muccia, ha preferito creare piccoli centri commerciali. Ci sono in questi giorni tante inaugurazioni per la riapertura di piccole attività, che ripartono in container, casette o in altre strutture. Mi sembra un segnale positivo.

La gente attende la riapertura di qualche chiesa (77 chiuse su 134 nella diocesi di Macerata, ndr)…
Un edifico di culto in ogni comunità: questa è l’indicazione. Abbiamo stilato con il presidente della Protezione civile Curcio e il commissario Errani un elenco di 50 chiese con danni lievi, concordato con le Diocesi, da recuperare definitivamente e riaprire.
Stiamo mettendo grande impegno; la critica c’è sempre, ma lavoriamo uniti a testa bassa, per ristabilire innanzitutto una normalità provvisoria. Molti di noi hanno vissuto anche il terremoto del ’97; tante modalità oggi sono diverse ma lo spirito e il cuore sono come venti anni fa.

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