Irini, dalla Grecia al Servizio Civile in Caritas

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Mi chiamo Irini, ho 27 anni e vengo dalla Grecia. Ho studiato Teologia Pastorale e Sociale presso l’Università Aristotelio di Salonicco. Due anni e mezzo fa ho sentito il bisogno di un cambiamento radicale nella mia vita, quindi mi sono trasferita a Macerata per continuare i miei studi; questa volta ho però deciso per un ambito nuovo, quello scientifico e mi sono iscritta al corso di laurea in giurisprudenza.

Devo ammettere che, all’inizio, è stato abbastanza difficile per me, perché mi sono trovata di fronte ad una realtà sconosciuta, ma ho avuto la fortuna di conoscere delle belle persone, che mi hanno sostenuta ed hanno riempito la mia vita di energia e di gioia e che continuando a farlo tutt’ora.

Un punto fondamentale, che ha contribuito ad un ulteriore inserimento nella vita sociale del territorio maceratese, è stata la mia decisione di presentare domanda per svolgere il Servizio Civile Nazionale, presso la Caritas. Questa decisione è stata suggerita da
una mia cara amica, che aveva già partecipato ad un progetto, proposto da un altro ente
l’anno prima. È stata proprio lei a convincermi a provare, visto che io, essendo straniera,
non ero a conoscenza di questa opportunità offerta ai giovani, e avevo la convinzione di non poter essere selezionata, anche avendo i requisiti. Credevo che sarei stata tra i
rifiutati.

Fortunatamente ho vinto le mie incertezze e, così, oggi mi trovo a far parte del progetto «Lingua e Integrazione», il quale ha come principale obiettivo, l’insegnamento della lingua italiana agli immigrati accolti presso il Centro d’Ascolto e di Prima Accoglienza della Caritas di Macerata.

Cerchiamo inoltre di promuovere la loro integrazione nel territorio organizzando eventi
culturali e sociali, aperti al pubblico, insieme ad altre attività sportive e ludiche, sia all’interno che fuori dalla struttura, collaborando con diversi enti pubblici e privati, allo scopo di procurare ai ragazzi richiedenti asilo politico tutti gli strumenti necessari per una vita dignitosa, nel caso di una loro eventuale regolare permanenza in Italia.

Ho scelto la Caritas come ente ospitante semplicemente perché, da quando ho iniziato la
mia esperienza universitaria, mi sono sempre coinvolta con l’ambiente ecclesiale e perché
avevo piacere di conoscere il mondo della Caritas italiana. Per quanto riguarda il progetto,
tra i 4 offerti dall’ente, ho optato per quello che mi sembrava più adatto a me. Conoscendo,
in base alla mia esperienza, quali siano le perplessità della lingua italiana, nonché le difficoltà del vivere in un paese straniero, mi sono sentita idonea, per le competenze richieste, per lo svolgimento delle attività previste dal progetto.

In più, mi ha incantato l’idea del far incontrare diverse culture che sono chiamate a mantenere la propria identità, ma al tempo stesso hanno la possibilità di sposare stili di vita diversi, che coesistano in uno spazio comune. Idea non impossibile da realizzare, visto che in fondo siamo tutti uguali a prescindere dal colore, dalla nazionalità, dalla religione e da tutti gli elementi che erroneamente ci fanno credere che ci distinguono, ma in realtà sono semplicemente elementi identificativi che ci fanno riconoscere.

In questi sei mesi di servizio, trascorsi finora, ho imparato ad ascoltare i bisogni degli altri e a mettermi nei loro panni, cercando insieme a loro di trovare soluzioni per i problemi della loro vita. Penso che l’amore possa superare tutti gli ostacoli e, nell’ambiente della
Caritas, ho trovato tanti esempi che lo dimostrano.

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