Si avvicina per loro il giorno più atteso, quello in cui pronunceranno il «sì» più importante della propria vita e non potrebbe esserci data più benedetta. Saranno infatti ordinati sacerdoti il 13 maggio, alle ore 18 presso l’Abbadia di Fiastra, Francesco Zambelli e Pietro Micheletti, entrambi provenienti dal Seminario missionario diocesano «Redemptoris Mater», e Giacomo Pompei. Su tutti e tre, la cui vocazione – che li ha portati al diaconato lo scorso anno – è nata all’interno della famiglia, nel giorno in cui si celebra il centenario delle apparizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima, imporrà le mani secondo il rito consacratorio il vescovo Nazzareno Marconi.

«Fin da piccolo – racconta Zambelli – il Signore ha messo un piccolo seme nel mio cuore, alimentato poi dall’ascolto della parola di Dio, condiviso nell’esperienza del Cammino Neocatecumenale». Per lui, il momento decisivo che lo ha portato alla scelta di consacrarsi è arrivato durante la Giornata mondiale della Gioventù a Colonia, nel 2005. Il tempo che precede l’ordinazione «è un tempo molto forte, tra gli studi intrapresi a Roma e l’esigenza di pregare di fronte al Santissimo per per cercare di comprendere questo mistero che sta per avvenire».

I diaconi Francesco Zambelli, a sinistra, e Pietro Micheletti

La stessa emozione alberga nel cuore di Pietro, la cui priorità in queste settimane di attesa è quella di «mantenere un dialogo vivo e perseverante con Dio, e riconoscere in questa vocazione un regalo immeritato». Anche nel suo caso, la chiamata alla vita religiosa è maturata in ambito neocatecumenale, specialmente durante l’università. Studente al Dams e, contemporaneamente, al conservatorio, fu un infortunio al braccio che per più di un anno gli ha impedito di suonare l’amato violoncello a fargli intuire la volontà di Dio. «In quel tempo di vuoto la mia vita sembrava insignificante – spiega – e solo la Parola di Dio ascoltata e contemplata viva ed efficace nella vita dei fratelli della mia comunità, mi ha strappato dalla profonda tristezza e sfiducia in cui vivevo». Così, anche per Micheletti, il pellegrinaggio di Colonia rappresentò la “svolta” per scegliere di «abbandonare i progetti personali e seguire il Signore risorto».

Don Giacomo Pompei

Proviene invece dalla parrocchia San Vincenzo Maria Strambi di Piediripa Giacomo Pompei, attualmente impegnato nella studio alla Pontificia Università Lateranense, al primo anno di licenza in Diritto canonico, dove svolge il proprio servizio pastorale con gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In diocesi, per ora, il giovane diacono collabora con la parrocchia san Giuseppe di Sforzacosta. «Questi luoghi dicono il mio presente – dichiara Giacomo –, ma esprimono anche l’attesa di un dono determinante per la mia vita. Un periodo questo, fatto di tante emozioni e tremori, di stupore perché quanto riceverò non si può descrivere a parole ma scrivere con la vita». A vent’anni il cuore del futuro sacerdote «era gonfio di progetti belli ma solo miei» e «mancava la completezza che è arrivata nell’inquietudine, quando il sussurro si è fatto grido: datti a me, non fare bella solo la tua vita, fai bella quella degli altri». Da qui, la decisione di entrare nel Pontificio seminario regionale marchigiano di Ancona, dove è iniziato il periodo di discernimento e di formazione. «Ora, davanti a questa nuova nascita – conclude –, voglio chiedere la grazia grande di poter essere un prete innamorato e appassionato di tutto ciò per cui il Signore Gesù non ha rifiutato di dare la vita, vincendo la morte».

Print Friendly

Comments

comments