Si è parlato del Sinodo dei Giovani del 2018, la grande assise dei vescovi di tutto il mondo annunciata da Papa Francesco, all’incontro della Consulta della Pastorale Giovanile Diocesana che ha avuto luogo alla Domus san Giuliano il 18 aprile , e che ha visto presenti diversi rappresentanti delle 5 vicarie della diocesi di Macerata.

La serata è stata introdotta da don Giacomo Pompei, diacono oramai nell’imminenza dell’ordinazione presbiterale (13 maggio 2017), che, attingendo ai canoni 342 e 345 del Codice di Diritto Canonico, ha spiegato cos’è un Sinodo, facendo inoltre notare che è il 3° indetto da papa Francesco, ad appena 4 anni dall’inizio del suo pontificato. «Questa assemblea dei vescovi – affermava don Giacomo – di norma si riunisce ogni 3 anni per favorire l’unità nella Chiesa, prestare aiuto al governo del Papa e studiare i problemi». Dopo un breve excursus tecnico riguardo all’iter del sinodo (dal documento preparatorio, che ieri è stato consegnato ai presenti, fino all’Esortazione Apostolica post-sinodale) il prossimo presbitero invitava a tre sguardi con i quali prepararsi al Sinodo dei Giovani: «Attrarre i giovani, anche i più lontani, a bussare alle porte della Chiesa, seguire le vite di giovani santi (oppure di santi che hanno dedicato la propria vita ai giovani) e coltivare le eutopie, ovvero i “luoghi buoni” dove si sperimenta la felicità, luoghi da cercare e coltivare, e che il mondo oggi non offre».

È stata poi la volta del vescovo Nazzareno che, partendo dal significato della parola “sinodo” (fare strada insieme), ha spiegato come, per compiere questo cammino insieme, sia fondamentale sapere da dove si parte e quale sia il punto di arrivo. «Il punto dal quale partire è vedere i giovani così come sono oggi nel mondo così come è, evitando il rischio – ha indicato monsignor Marconi – di proiettare sui giovani, da parte degli adulti, la propria immagine di giovane frutto di schemi arbitrari e precomprensioni. Papa Francesco ha messo in guardia da questo rischio». Il punto di arrivo è «trovare il modo migliore di annunciare il Vangelo ai giovani di oggi, che sono una realtà che va capita; perché il Vangelo è sempre lo stesso – ha continuato don Nazzareno, citando il discorso introduttivo di Papa Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II – ma le modalità e i contesti dell’annuncio sono in continuo cambiamento. Per trovare questo modo occorre allora, oltre a vedere i giovani, aiutarli a guardarsi, perché lo fanno poco, in quanto proiettati sempre in avanti». Inoltre il vescovo ha spiegato come il sinodo debba cercare di parlare a tutti i giovani: gli indifferenti e i disillusi nei confronti della fede, i delusi dalla fede e i credenti; per poi concludere, citando don Fabio Rosini (prete di Roma molto impegnato nel lavoro con i giovani) sul fatto che ai giovani «mancano i primi 3 comandamenti: la relazione con Dio, la comunicazione su Dio e il senso sacro del tempo».

Ha concluso la serata don Luca Beccacece, responsabile diocesano della Pastorale Giovanile, che ha illustrato il percorso verso il Sinodo (qui la mappa) e i tre passi che la Chiesa italiana è chiamata a compiere: rileggere le pratiche pastorali, mettersi in ascolto dei giovani e fare un’esperienza di pellegrinaggio scegliendo tra i molti luoghi di spiritualità che il nostro Paese offre a chi vuole mettersi in cammino. Don Luca ha poi presentato le 3 commissioni, composte da sacerdoti della nostra Diocesi, istituite per fare un punto della situazione sulle diverse esperienze giovanili presenti. La prima relazionerà al Vescovo sulle esperienze di vita comunitaria vissute dai giovani in questi anni, la seconda sui gruppi del post-Cresima, mentre la terza si occuperà di Grest, campi scuola, oratori e della formazione per gli educatori.

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