In una piccola città come Recanati, antichi statuti conservano tracce importanti di alcune forme di aggregazione di tipo socio-religioso risalenti già al 1405: la Rubrica XXIX del I Libro dei Jura Municipalia seu Statuta, conservata nell’Archivio Comunale, riconosce quattro “Fraternite”: dei Giudici e Notai; dei Mercanti; dei Calzolai o Scarpinelli; di Santa Lucia. Nel tempo ne sorsero molte altre, tra cui, nel 1550, la Confraternita della Misericordia o Morte.

A oggi quest’ultima è l’unica sopravvissuta e, nella chiesa di S. Vito, i confratelli ancora predispongono e coordinano quanto aiuta a ricordare la Passione e Morte di Cristo nel giorno del Venerdì Santo: addobbo della chiesa, predicazione delle “Tre Ore” – cioè la rievocazione delle Sette parole di Gesù in Croce –, allestimento del sepolcro e, in serata –verso le ore 20 – la processione per le vie principali della città, illuminate per l’occasione.
Una sosta “obbligatoria” sarà quella nel piazzale antistante l’ospedale Santa Lucia, oggetto in questi ultimi tempi di vivaci discussioni per mantenervi il Punto di Primo Intervento. I sacerdoti partecipanti alla processione impartiranno – come ogni anno – la benedizione ad ammalati, familiari e operatori sanitari. Presterà servizio anche la Banda cittadina “B. Gigli”.

Quest’anno le Tre Ore, a partire dalle ore 13.30, saranno predicate dal superiore provinciale dei Padri Passionisti, padre Dario Di Giosia.

Ricordiamo che il giovane Giacomo Leopardi recitò in S. Vito, nei Venerdì di Quaresima tra il 1809 e il 1814, i suoi Ragionamenti sulla Passione di Cristo.

Il conte Monaldo Leopardi, commentando la realtà delle prime Confraternite recanatesi, sostiene che quelle che «vennero istituite in quel tempo, non ebbero solamente uno scopo religioso, ma furono anche istituzioni politiche dirette a moderare e convertire in pubblica utilità lo spirito di partito allora effervescente e quasi inseparabile dalla natura degli uomini» (M. Leopardi, Annali…, Varese 1945, vol. I, p. 34).

La cosiddetta Confraternita della Misericordia o Morte, infatti, nata sotto il titolo di S. Giovanni Battista, ed eretta a Recanti intorno al 1550 per l’iniziativa di «alcuni buoni e fedeli Cristiani», aveva lo scopo di «seppellire i Morti, visitare i carcerati e gl’infermi»; inoltre, poiché in quegli anni a Recanati era ancora praticata la pena di morte, abolita successivamente in ossequio alla Santa Casa di Nazareth, i confratelli si assumono il compito di assistere i condannati, «confortarli a patientia, e ridurli a pentimento de’ peccati loro, né mai abbandonarli fino all’estremo punto» (A. Trozzolini, (a cura di), Statuti della Venerabile Compagnia della Misericordia, overo Morte, Recanati 1894, p. 2).

Nel 1620 la Confraternita decide di riformare i suoi Statuti, approvati poi nel 1622 dal cardinal Roma, vescovo di Recanati. Non si hanno notizie sulla vita di questa Confraternita negli anni seguenti; sappiamo soltanto che il Comune le accorda il privilegio di liberare ogni anno un condannato a morte nel giorno della festa di S. Giovanni Battista. Di qui il simbolo riportato nello stendardo.

Soppressa nel 1800 dal Governo francese, la Confraternita della Misericordia recanatese si riorganizza nel 1815. Monaldo Leopardi elabora personalmente i nuovi Statuti basandosi su quelli del 1620. Sull’attività della Compagnia in questo periodo lo stesso conte Monaldo scrive: «…si esercita in molte opere di pietà e sempre quando viene chiamata trasporta gratuitamente i cadaveri, segnatamente dei poveri (…). Fa ogni anno a sue spese l’esposizione delle Quarant’ore dalla sera della domenica delle Palme alla mattina del martedì Santo. Questa funzione si fa ordinariamente nella Cattedrale, ma la Fraternità può farla in altre chiese come qualche volta ha fatto» (M. Leopardi, Serie dei Vescovi di Recanati…, Recanati 1828, p. 88).

Tra le Confraternite operanti in Recanati e delle quali, in alcuni casi, non rimangono purtroppo che il nome e al più qualche vaga notizia, troviamo menzionata la Confraternita dei Sacconi. Essa, sostiene Monaldo Leopardi, viene eretta a Recanati nel 1817 nell’Oratorio della Congregazione dei Nobili. «Ecco i sacconi!», si sente ancora esclamare al passaggio della processione del “Cristo morto”… Le “divise”, i sacchi neri o bianchi indossati per l’occasione della Processione, sono pertanto la sedimentazione e il simbolo di quelle Confraternite.

Ecco proseguita quindi la tradizione – nonostante le critiche d’antimodernismo e d’oscurantismo avanzate da alcuni – per rinnovare la memoria di un fatto storico avvenuto oltre duemila anni fa: passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo; per continuare a proporre una consuetudine ben radicata da secoli tra i recanatesi, credenti e non, e senza la quale sarebbe come se venisse a mancare un pezzo della loro storia, della loro vita. Una vita scandita anche da questo evento.

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