Da ventotto anni rappresenta una vera e propria “garanzia” in termini di qualità artistica e, soprattutto, una vetrina trasparente ed un’occasione di crescita a tanti nuovi talenti, contribuendo al ricambio generazionale della canzone italiana. Anche per l’edizione 2017, Musicultura, il Festival della canzone popolare e d’autore che vanta come media partner Radio 1 Rai, si conferma una “macchina organizzativa” perfettamente rodata, nonchè un appuntamento atteso nel nostro territorio. A dimostrarlo, il concerto dei 16 finalisti svoltosi con successo sabato scorso al Teatro Persiani di Recanati, città dove la kermesse è stata “concepita” dalle geniali menti di Piero Cesanelli ed Ezio Nannipieri, rispettivamente direttore artistico e vice presidente di Musicultura, prima di migrare a Macerata, dove, presso il Teatro della Filarmonica si sono svolte le audizioni per la scelta dei brani che, il 22, 23 e 24 giugno saranno protagonisti nella maestosa cornice dell’Arena Sferisterio.

Una serata, condotta con la consueta verve da John Vignola, che ha ricordato come la musica «sia un canale comunicativo impareggiabile, attraverso cui i giovani riescono a mettersi in gioco», impreziosita dall’originalità delle note e dell’interpretazione dei giovani concorrenti provenienti da tutta Italia e resa decisamente interessante dall’esibizione di Tosca, interprete di razza che, con entusiasmo, ha tenuto a battesimo le canzoni presentate nel concerto in anteprima nazionale, incantando poi il pubblico con un set acustico pensato ad hoc per l’occasione. Ospite per la terza volta a Musicultura – nel 1994 con Lucio Dalla, nel 2014 e oggi -, l’artista si è detta felicissima di essere nuovamente accolta nella città leopardiana, «in questa questa famiglia dove ci coccoliamo tra artisti e in cui ci si sente realmente a casa, mentre fuori infuria la tempesta a livello culturale nella generalizzata tendenza a “cannibalizzare” tutto ciò ciò che corrisponde a qualità».

L’appassionata esibizione di Toasca al Persiani di Recanati

Prima di ammaliare la platea con strepitosa grinta e passione intonando canzoni in portoghese, Yiddish e rumeno, e facendo sognare il pubblico in un immaginario «viaggio ai confini del mondo intrapreso ormai da tre anni» con la collaborazione di Ivano Fossati che per lei ha scritto il brano «Il suono della voce», accompagnata dai suoi musicisti, la poliedrica Tosca, da autentica madrina, impegnata a Roma con «Officina Pasolini», una factory d’accoglienza e formazione gratuita per giovani musicisti, ha voluto sottolineare la valenza umana, prima ancora che professionale, dell’opportunità che un concorso come questo offre. «Sono molto curiosa di ascoltare tutti – ha detto – e a tutti rivolgo un sincero in bocca al lupo: da Musicultura si nasce sotto un’elgida di libertà, con la possibilità di essere delle piccole forze senza essere inquadrati o sottomessi da nessun potere forte. I talenti vanno scoperti e incoraggiati ad esprimersi, non soffocati, perchè ci ritroveremmo tutti artisticamente più poveri».

Tanti, infatti, i compositori che nel corso degli anni da qui hanno spiccato il volo, ottenendo anche la consacrazione nazional popolare con il Festival di Sanremo. Tra loro, vale la pena ricordare i nomi di Simone Cristicchi, Mannarino, Pacifico, Gian Maria Testa, Povia, Avion Travel, Renzo Rubino, Patrizia Laquidara, Erica Mou, Paolo Simoni, Momo, Giua, Amalia Grè, L’Orage, Artù, Chiara Dello Iacovo, Fabio Ilacqua, Maldestro. Anche stavolta i sedici artisti finalisti, singoli o gruppi che siano, sono tutti autori di ciò che interpretano. Con approcci compositivi ed espressivi diversissimi tra loro, sono rappresentativi del fermento culturale di un Paese che, alla “mensa” della canzone, non si accontenta di cibi consolatori. Come ribadito dagli organizzatori, i brani di Musicultura «raccontano la complessità della vita con poesia, ironia, ampiezza di vedute e di lessico, freschezza melodica, ricchezza armonica. Sono canzoni che non accendono a bacchetta emozioni di superficie, si tuffano nella profondità dei sentimenti, dove non si tocca e si scopre il brivido di sentirsi vulnerabili».

I sedici finalisti di Musicultura 2017: i loro nomi, dopo le audizioni a Macerata, sono stati resi noti a marzo

Ad anticipare l’esibizione live (e carica di emozioni…) dei giovani artisti, in prevalenza donne, la conferenza stampa in cui gli amministratori coinvolti hanno manifestato il proprio plauso verso questo evento che, specialmente in questa stagione così delicata per le Marche, potrà consolidare l’appeal turistico di una regione duramente colpita dalla violenza del terremoto. Coordinati da Cesanelli, che ancora una volta ha tenuto a precisare il taglio “rivoluzionario” dei brani selezionati «in onore della canzone di qualità a cui, nel corso del tempo, ci auguriamo che il pubblico possa sempre più appassionarsi», il saluto del sindaco di Recanati, Francesco Fiordomo, che ha dato il benvenuto agli artisti «in una location insolita», dal momento che il Palazzo comunale è in ristrutturazione per via del sisma, ricordando che «la crescita di questo nostro territorio è dovuto alla cultura: per la Città della Poesia e del Bel Canto credere nella cultura e lavorare per la cultura prima che un obbligo è un piacere del tutto naturale». A farli eco, l’intervento del Primo cittadino di Macerata, Romano Carancini, che di questa proposta artistica così capace di catalizzare l’interesse locale e non solo, ha voluto mettere in evidenza due aspetti: da un lato, l’«entusiasmo», dimostrato dalle doti talentuose di questi giovani interpreti, e le «luci», che illuminano la storia di tanti giovani talenti italiani. Spazio anche alla “voce” delle Università di Macerata e Camerino: presenti, in rappresentanza, i docenti Marcello La Matina per Unimc e Roberto Giambò per Unicam.

La conferenza stampa che ha preceduto il concerto in anteprima nazionale

Infine, prima dello spettacolo serale, gli interventi dell’assessore regionale al Turismo Moreno Pieroni, che auspica che «anche questa edizione, dopo il lavoro solerte di critica e giuria, possa riscuotere applausi come nei decenni passati» e del presidente della provincia di Macerata Antonio Pettinari, il quale ha dichiarato che «anche nel 2017 si rinnova il “miracolo” di Musicultura anche in termini di risorse disponibili, grazie alla generosità di diversi sponsor locali».

Quindi, in una carrellata intervallata dal botta e risposta di Vignola, i “volti” dei sedici concorrenti che hanno superato la prima selezione, con un breve commento ai brani da parte di Cesanelli. Giulia Mei, di Palermo, con «Tutta colpa di Vecchioni» propone «verità e freschezza “incolpando” (e ringraziando) Roberto Vecchioni per come, a sua insaputa, l’ha spinta a “perdere del tempo” per scrivere canzoni». Lene, di Vimodrone (Mi) con «In fondo al film» si è invece esibita con «un’interpretazione tagliente, un’ambientazione scolpita elettronicamente danno voce e scena al racconto di un amore intossicato, giunto al capolinea». Lovain, da Grottaglie, in «1,2,3» mostra «una voce dal timbro netto e insieme struggente vive e fa vivere le cose che canta, in questo caso i travagli e le speranze del valzer della vita». È stata poi la volta di Francesca Sarasso, di Vercelli, con «Non c’incontriamo mai»: sul palco si sono potuti ascoltare «la verve di una giovanissima e modernissima voce, l’ariosità dell’arrangiamento, l’originale ritratto di due amanti che si cercano senza incontrarsi».

Originaria di Lodi, Virginia Veronesi con «Rasserenami» ha invece proposto «una canzone sincera, spigliata, tenace: quasi un mantra per far fronte alle piccole, quotidiane paure interiori che ci frenano nel presentarci sorridenti e recettivi al mondo che sta fuori». Nunzia Bi, di Telese Terme (Bn) ha cantato «Filastrocca», un brano in cui «la dolcezza circolare della melodia trasporta chi ascolta nello stato d’animo ideale per cogliere la poesia di un testo delicato e profondo, che si snoda in forma, appunto, di filastrocca». «Piccola Elsa» è invece il brano interpretato da Simona Severini, proveniente da Gorgonzola per «parlare ad una figlia che ancora non c’è come se ci fosse, farlo con parole vere come il cielo, rivelatrici come l’inconscio, farlo in una canzone». Poi, il brano del finalista Nico Gulino, che da Erice (Tp) ha proposto «La musica non passa», uno «swing, dalla corta durata, che mostra una grande raffinatezza nell’aspetto compositivo, unita ad una notevole disinvoltura interpretativa». Il giovane Francesco Papageorgiou, di Parma, ha invece cantato «Amo la vita da farmi male», rivelando con questa composizione «un segnale importante: è possibile far convivere una penna abbastanza complicata con una musicalità accattivante e popolare».

Luca Dolci, di Forlì, ha proposto «Starnuti», una «gradevole sciarada che converge in un ritornello interessante e ben eseguito, come lo sono anche le sezioni precedenti e i giochi linguistici», mentre Lucio Corsi, proveniente da Castiglione della Pescaia (Gr) con «Altalena boy» si è espresso in un «cantato dinamico e colorato, con soluzioni armoniche molto convincenti, che sottolineano l’originalità del brano». Fre’ Monti, di Castellarano (Re), con «In viaggio» in un «bel arpeggio di chitarra», ha presentato al pubblico recanatese una canzone che «assume un crescendo che segue la trama narrativa ben raccontata da un particolare timbro vocale».

Quindi, il brano del bolognese Bob Messini, «Statistica»: «In questo scorcio di teatro canzone che dimostra intelligenza e buon gusto, non viene trascurata neanche quella melodicità piacevole sottolineata da accordi aperti». Alessandro Sipolo, da Brescia, ha convinto la platea superando le audizioni con «Cresceremo anche noi», ossia «la dimostrazione che quando un testo suggestivo si sposa con una melodia popular e raffinata, sostenuta da una calda interpretazione, la canzone d’autore vince». Proveniente dalla Capitale, Mirkoeilcane con «Per fortuna» ha invece optato per «un brano che evidenzia la vena popolare melodica della canzone romana, vestita da un’ironica tematica di oggigiorno». Infine, il gruppo Il grande capo che, da Formia, si è esibito con «Sottovoce»: in questa canzone, «una linea di basso ed una ritmica incalzante accompagnano la vocalità che, nonostante la difficile articolazione del disegno melodico, rimane aperta e fruibile».

Le canzoni finaliste andranno ora a comporre il CD Compilation di Musicultura 2017 e passeranno in mano alla programmazione radiofonica di Radio 1 Rai. Come risaputo, la successiva fase del concorso porterà alla selezione degli otto vincitori che accederanno alle serate conclusive della XXVIII edizione di Musicultura. I finalisti saranno dal pubblico dei social e, in particolare, dal Comitato Artistico di Garanzia formato da: Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Luca Carboni, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Niccolò Fabi, Tiziano Ferro, Max Gazzè, Giorgia, Lo Stato Sociale, Maurizio Maggiani, Dacia Maraini, Mariella Nava, Gino Paoli, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Sandro Veronesi, Federico Zampaglione Stefano Zecchi.

Come nelle passate edizioni, al vincitore assoluto decretato durante le serate finali, andranno i 20mila euro messi in premio dallo sponsor Ubi Banca Popolare di Ancona. Tutte le informazioni relative a Musicultura sono comunque reperibili sull’app gratuita da scaricare su Apple Store e Googleplay, per rimanere costantemente connessi con quell’affascinante mondo che, tra passato e presente, è la musica incarnata dal festival nato nella terra di Giacomo Leopardi e che il poeta stesso, già nell’Ottocento, seppe descrivere con genialità nello Zibaldone: «L’effetto naturale e generico della musica in noi, non deriva dall’armonia ma dal suono, il quale ci elettrizza e scuote al primo tocco».

Print Friendly

Comments

comments