Madre Teresa e padre Vazhakala in uno scatto di alcuni anni fa

Dopo aver incontrato gli operatori pastorali e i laici della Diocesi di Macerata, padre Sebastian Vazhakala è stato accolto dal vescovo, mons. Nazzareno Marconi, e ascoltato dal clero maceratese la mattina seguente, giovedì 30 marzo, presso la Domus San Giuliano. Un appuntamento che ha consentito di ascoltare la sua testimonianza sulle opere realizzate al fianco di Madre Teresa di Calcutta e dai Missionari della Carità. Realtà della quale è stato fondatore insieme alla Santa. Con disponibilità, padre Vazhakala ha poi concesso un’intervista in esclusiva ai media diocesani.

Mons. Marconi con padre Vazhakala al termine dell’incontro a Macerata del 30 marzo

Padre Vazhakala, quali sono gli insegnamenti di Madre Teresa che ha potuto condividere nei due incontri svolti a Macerata?
Operare il bene con lei è stato un grande privilegio e una grazia che il Signore mi ha concesso. Per me è stata una madre e una maestra. Maestra che mi ha insegnato a fare cose ordinarie con amore straordinario, a vivere l’oggi e non il passato o il domani, a non giudicare gli altri, perché facendolo si perde soltanto del tempo prezioso che dovremmo utilizzare per amare il prossimo. Ma vi è un suo insegnamento ancora più importante: amare e servire Gesù nei poveri e tra i più poveri. Una formazione fattiva e un carisma nel suscitare, ancora oggi, amore verso i più deboli. Vederla mettere in pratica con gioia ciò che dice il Vangelo è così diventato il centro della mia vita, comprendendo appieno la mia vocazione.

Uno scatto dalla cerimonia di canonizzazione di Madre Teresa – Foto Sir

Ci sono stati momenti di sconforto nell’esistenza di Madre Teresa?
Sì. Alcune esperienze tra i poveri sono state così forti da essere fonte di debolezza. Tuttavia, l’aver considerato sempre la sua opera un’opera di Dio, l’incoraggiamento ricevuto dalle persone che incontrava nel mondo e l’entusiasmo della gente ha permesso a Madre Teresa di superare queste difficoltà. Ciò le ha fatto comprendere, inoltre, di dover condividere non solo la povertà materiale ma anche quella spirituale, molto presente oggi tra le persone. «Per salvare un’anima – diceva – sono pronto a rimanere nel buio per tutta la mia vita».

Una vocazione impegnata nella carità che ha trovato “casa” anche a Roma…
“Casa Serena” ci consente di disporre di 74 posti letto per l’accoglienza di persone senza fissa dimora con un’età superiore ai 50 anni. Le richieste sono, purtroppo, sempre maggiori: sono sei anni che cerchiamo di ampliare la struttura ma esistono sia problemi burocratici, che stiamo risolvendo con il Comune di Roma, che economici. L’obiettivo è ottenere prima possibile i permessi necessari o, in alternativa, aprire un altro centro nella Capitale. Abbiamo anche un centro di preghiera e di adorazione, aperto 24 ore su 24, dove tutti possono accedere e tutti siete invitati.

Padre Sebastian Vazhakala e la scelta degli ultimi

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