Giovane ucciso ad Alatri. Il vescovo Loppa: «Smarrito il senso della giustizia»

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«Abbiamo smarrito il senso della giustizia nel senso più profondo di rispetto dell’altro, della persona in difficoltà, dell’integrarsi a vicenda, del realizzarsi attraverso il servizio agli altri. Se non ci facciamo custodi degli altri finiamo per essere come Caino». Così il vescovo di Anagni-Alatri, mons. Lorenzo Loppa, ha commentato al Sir la vicenda di Emanuele Morganti, il ventenne di Alatri massacrato fuori da una discoteca per aver difeso la fidanzata dalle avances di un cliente del locale, esprimendo «vicinanza alla famiglia del giovane ucciso».

«Le radici del rancore sono seminate come spazzatura ovunque: anni di cinismo, di spirito di competizione, di spazzatura mediatica e politica ci hanno condotto a questi frangenti», osserva il Vescovo, richiamando l’importanza di «educare a una cultura di pace e di rispetto dell’altro»: «La radice del rancore nasce dal sentirsi padroni e despoti dei valori del bene e del male, anziché stare di fronte a essi in atteggiamento di custodia, di rispetto e di amore».

Le radici del rancore sono seminate come spazzatura ovunque

Di fronte a tanta violenza è difficile parlare di perdono, ma «il cristianesimo – aggiunge il presule – predica non solo di non rispondere al male con il male, annuncia l’amore per i nemici. La violenza bisogna farla morire nel suo arido deserto». Però, «prima ancora di perdonare – esorta -, partiamo dall’educazione, esigiamo che le nostre città siano governate a misura d’uomo, che i nostri telegiornali trattino bene soprattutto i piccoli e gli indifesi. In alcune nazioni la cronaca nera non ha posto in prima serata, mentre da noi la troviamo in ogni momento. La radice della violenza sta anche in certi modi di fare informazione».

Il cristianesimo annuncia l’amore per i nemici: la violenza va fatta morire nel suo arido deserto

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