La ricetta dell’associazione Corallo per i media d’ispirazione cattolica

Il presidente Luigi Bardelli delinea lo scenario futuro e le opportunità delle emittenti radiotelevisive

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Delle 1400 realtà locali presenti in Italia, 61 tv e 199 radio fanno parte dell’associazione Corallo, punto di riferimento dell’emittenza privata di ispirazione cristiana. Il presidente Luigi Bardelli traccia lo scenario attuale tra sfide e opportunità. Nell’era digitale quali valori sono riconosciuti alle tv locali? Il primo valore è il pluralismo informativo, riconosciuto da sempre anche dal legislatore. La loro grande forza è di riuscire ad aggregare il territorio, a creare sviluppo locale, dare voce alle comunità anche nell’era della globalizzazione.

Quali contenuti emergono dai palinsesti delle emittenti Corallo?
Le sfumature sono molte, si differenziano tra la collocazione geografica e il fine, anche se resta la matrice cattolica delineata nel loro statuto. Possiamo però distinguere due tipologie: palinsesti “fuori” e “dentro” la Chiesa. Quelli “fuori” parlano al mondo laico prestando un’attenzione spiccata ai territori, visti sempre con un occhio “cattolico”; quindi palinsesti che raccontano tutta la vita del territorio: sofferenza, gioia, festa, sport, politica, amore, vita… I programmi che guardano alla Chiesa si occupano in modo più mirato di ciò che ha luogo dentro le comunità cristiane, con particolare attenzione alle celebrazioni: S.Messe, rosari, momenti di preghiera.

Nella guerra del telecomando, come fidelizzare lo spettatore?
L’avvento del digitale è stato innanzitutto un fatto tecnico, ma ha avviato importanti cambiamenti di comunicazione e costume e dato vita a nuovi mezzi. Tra gli effetti c’è anche la moltiplicazione dei canali tv. C’è una cosa però che non cambia: nella comunicazione o si ha qualcosa da dire o meglio non farlo. Se si vuole fare tv o radio è perché riteniamo di avere un contenuto da comunicare. Per ottenere che le persone si sintonizzino sul proprio canale serve un’identità precisa, autorevolezza, ricchezza di idee da testimoniare con coerenza nei confronti dello spettatore e nel rispetto dei principi della nostra mission.

Il digitale e la multimedialità hanno creato nuove figure professionali e nuovi modelli di business?
Con la multimedialità nel mondo digitale nascono nuove professionalità per l’elaborazione di immagini e dati. Effetti importanti, ma dipenderà da come verranno usati: se per incartare o truccare un contenuto, oppure per mostrare più bellezza. L’immagine tv sta cambiando grazie anche a nuove specializzazioni che stanno creando nuovi sbocchi professionali e nel futuro, per ora non ancora, credo arriveranno nuove opportunità di business.

Dopo l’addio alla tv analogica anche la radio diventerà digitale. Come sarà il passagio?
La radio locale digitale crescerà sicuramente in qualità e bellezza del suono. Saranno possibili, inoltre, un’espansione ulteriore e una maggiore fruibilità. La legislazione italiana prevede un passaggio più graduale rispetto alla tv, con il mantenimento in Fm e l’opzione del passaggio al digitale. Le linee guida puntano all’aggregazione in Consorzi; questo non sarà semplice, ma permetterà di ridurre le frequenze e di liberarne altre. Infine, per chi sceglierà di continuare a fare radio, sarà importante aggiornarsi con i cambiamenti tecnologici e contraddistinguersi per contenuto e identità da trasmettere.

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