Nel 1997 il terremoto lasciò sorprendentemente indenne la Domus Laetitiae di Frontignano, a Ussita. Un sospiro di sollievo strozzato, però, con tanto di interessi vent’anni dopo. Tra l’estate e l’autunno scorso, lo sciame sismico non ha stavolta risparmiato la struttura incastonata nel versante maceratese dei Monti Sibillini. Una storia interrotta raccontata da Robertino Dichiara, 47 anni, 26 dei quali passati come direttore della Domus Laetitiae e oggi responsabile, della Domus San Giuliano, casa di accoglienza della Diocesi di Macerata (ascolta l’audio completo).

Uomo abituato a ben altre corse contro il tempo (oltre alla montagna, una delle sue grandi passioni è proprio il running), rispetto a ogni plausibile ipotesi di “ripartenza”. «Ho iniziato questa professione come cameriere, da studente, durante le vacanze estive – racconta Dichiara –; abitavo ancora a Montappone quando, a 21 anni, mi è stata prospettata la possibilità di diventare direttore della Domus Laetitiae. Lavoro e vita familiare sono “cresciuti” insieme, avendo conosciuto tra quelle mura la mia futura moglie – Tiziana Sabatini –, originaria di Visso».

Nella notte del 24 agosto erano ben 170 gli ospiti alla Domus Laetitiae. Dalle immagini che pubblichiamo a lato è facile comprendere quale ulteriore dramma sia stato evitato contando i danni provocati dalla faglia attivatasi in ottobre. «Dopo un iniziale smarrimento – ammette –, in quattro ore siamo riusciti a trasferire tutte le persone alla Domus San Giuliano, grazie alla disponibilità del vescovo Nazzareno Marconi e di don Gianluca Cerolini. Abbiamo sperato di riaprire la struttura, ma la situazione è invece precipitata». Con il crollo della Domus Laetitiae sono scese anche le lacrime dello staff che vi ha lavorato fino all’ultimo. Per Robertino e Tiziana non è stato facile accettare questa nuova sfida imposta dalla vita, ed è tanta la sofferenza quando ritornano a Frontignano nel tentativo di salvare ciò che è ancora recuperabile.

Il futuro è, senza facili illusioni, a Macerata: «Si tratta di un lavoro differente da quello compiuto sui Sibillini – afferma Dichiara –, ma con un comune denominatore: l’ospitalità. Sono molte le sale a disposizione, così come sono numerose le realtà ecclesiali o laiche che si rivolgono alla struttura per incontri di preghiera e conferenze». Una “vocazione” che si traduce nella fede e nelle preghiere al patrono san Giuliano: «Buona parte del personale della Domus Laetitiae è impiegato con noi a Macerata e ciò rappresenta un segnale di speranza. Per tale ragione, una nuova cucina è stata destinata al vitto di quanti sono rimasti senza casa dopo il terremoto: circa 90 persone per 270 pasti giornalieri. Le potenzialità sono davvero tante – conclude Dichiara –, così come la volontà di offrire concretamente il nostro contributo».

Domus Laetitiae: il crollo e i macigni sull’anima

Danni ingenti alle Domus Laetitiae e Monte Bove a Frontignano di Ussita

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