Nel 2016 il mondo della pedofilia e pedopornografia ha continuato a prosperare. Le violenze sono diventate più raffinate e i metodi di smercio del materiale (video e foto) “a tempo” grazie alle infinite (e pericolose) possibilità del deep web, la faccia oscura della Rete. Milioni di immagini (ne abbiamo contati quasi 2, per la precisione 1.946.898 contro il milione e poco più del 2015) e tonnellate di gigabyte hanno continuato a rappresentare il dolore e le urla dei bambini da pochi giorni fino a 12 anni violentati e venduti un’infinità di volte da parte di abusatori che si mostrano ormai a viso scoperto, per nulla timorosi di essere perseguiti dalla legge di un qualche Paese. Il fenomeno, di portata globale, necessita di una collaborazione attiva ed immediata tra le Politiche. L’auspicio è che le segnalazioni, certe e documentate, inoltrate da Meter soprattutto attraverso i Form presenti sui siti istituzionali delle Polizie estere, possano essere immediatamente prese in considerazione.

Risulta drammatico il quadro tracciato dal Report 2016 dell’Associazione Meter Onlus, presentato nella mattinata di oggi, lunedì 20 marzo, nella Sede Nazionale di Avola dell’Associazione dal presidente, don Fortunato Di Noto, e dal direttivo della realtà stessa. Un quadro che purtroppo non lascia possibilità di miglioramento e che anzi, con le sue particolari novità deve spingere ad una maggiore attenzione dell’opinione pubblica (e conseguente pressione sui Governi), perché si prendano serie misure per la caccia agli orchi della Rete. Orchi virtuali con violenze reali.

 

La vergogna, in sintesi. Nel 2016 la pedofilia non si è fermata. Le Url (indirizzi web) monitorate e segnalate sono 9.379, in lieve calo rispetto ai 9.872 del 2015. I riferimenti italiani nel deep web sono invece aumentati: 95 contro 70. La flessione delle segnalazioni non implica la vittoria contro la pedofilia, ma il suo inabissamento. I pedofili hanno lasciato i social network (155 segnalazioni tra Twitter, Facebook, Youtube e così via contro i 3.414 dell’anno precedente), ma hanno scelto forme più sofisticate di immersione. Sono state identificate, e cioè contato una per una, 1.946.898 foto, in aumento rispetto al 1.180.909 del 2015. I video rilevati sono esplosi, triplicandosi: erano 76.200 nel 2015, ora sono 203.047.

Segnalazioni da tutto il mondo. Se si guarda ai dati, le Nazioni prese in considerazione sono 42 contro le 43 del Report 2015. I pedofili si sono sempre più inabissati grazie al Deep Web, la faccia nascosta della Rete. In particolare, si è registrata l’esplosione di Tonga (4.156 segnalazioni), seguita da Russia (635) e Nuova Zelanda (312): questo è il podio della vergogna. L’arcipelago di Tonga, che raccoglie una popolazione di circa 100.000 persone, è quello che ha totalizzato la maggior parte delle segnalazioni. Nel Report 2015 Tonga aveva 504 segnalazioni: ora parliamo di un dato otto volte superiore. Raddoppiate anche le chat monitorate: 124 quest’anno contro le 56 del 2015. Dal 2003 al 2016 Meter ha segnalato 134.744 siti. Per i domini in Europa, Russia, Slovacchia e Unione Europea (635, 111 e 66 segnalazioni); l’Italia si ferma a quota 15. Per le Americhe: Colombia, Groenlandia, Canada (22, 16, 4); Asia: India, Iran, Giappone (56, 16, 5); Africa: Libia, Gabon, Mauritius (167, 43, 32); Oceania: Tonga, Nuova Zelanda, Palau (4.156, 312, 62). Facendo un podio dei continenti, la testa è dell’Oceania (4.613), seguita da Europa (868) e Africa (259). La domanda, dunque, è: fin dove arrivano le responsabilità dei server e dei provider utilizzati dai pedopornografi?

Si abbassa sempre di più l’età delle vittime. Occorre segnalare che i bambini sono sempre più piccoli. Le vittime tra 0 e 3 anni sono in vertiginoso aumento e le violenze sono complete e totali. Sono un’altissima percentuale i neonati: esiste un portale solo con neonati e che ha anche una chatroom con dialoghi in italiano. Questi i dati: nella fascia 0-3 anni le foto sono 9.909 i video 2.928; segue quella 4-13 (foto 1.936.989, video 200.119).

Pedofilia a tempo. La grande novità 2016 è che i pedofili hanno imparato a lasciare meno tracce rispetto al passato. Grazie a servizi come, ad esempio, Dropfile che consente lo scambio temporaneo di file. Ci si dà un appuntamento virtuale su una chat e si rende il materiale disponibile per un tempo limitato (al massimo 24 ore). Poi si cancella, senza lasciare tracce. In questo modo la “finestra” dentro la quale le autorità possono intervenire, si restringe.

Don Fortunato Di Noto

Gli schiavi dell’abuso a vita. I bambini ritratti sono schiavi di un abuso passato e di un abuso presente. «Molto spesso – riferiscono i responsabili Meter – troviamo materiale cosiddetto ripetuto, prodotto anni fa e che continua ad essere smerciato; ma confermiamo il numeroso materiale di nuova e recente produzione. In entrambi i casi le immagini e i video diffusi, divulgati e scaricati costituiscono reato. Si deduce pertanto, come già più volte denunciato da Meter, che esistono vere e proprie organizzazioni a delinquere che lucrano sulla pelle dei bambini, violentati durante la loro crescita».

Un centro di ascolto e uno polifunzionale. «Non facciamo soltanto monitoraggio. Facciamo anche e soprattutto – aggiungono i referenti – servizio per i piccoli e i deboli. Quest’anno il nostro Centro d’ascolto ha seguito 91 casi e fornito 1.157 consulenze telefoniche. È una vera e propria esplosione di telefonate, che abbiamo ricevuto anche da Belgio, America e Svizzera. In particolare dalla Sicilia, Lazio, Lombardia (799, 83, 51 chiamate)». I casi seguiti dal Centro provengono in Italia da Sicilia, Campania, Lazio (40, 10, 9 casi). Dal 2002 al 2016 ne sono stati seguiti 1.217 in totale. Quest’anno le situazioni di disagio hanno riguardato nello specifico abuso sessuale, difficoltà familiari, induzione alla prostituzione (43, 17, 7 casi). «Abbiamo prevalentemente erogato consulenza psicologia (60 casi) e spirituale (23). Vogliamo segnalare – proseguono – che nel settembre 2016 Meter ha aggiunto un nuovo servizio. È il Centro Polifunzionale per l’Infanzia, l’Adolescenza e l’Autismo. Si tratta di una struttura che si contraddistingue per l’intervento precoce, innovativo e tecnologico. All’interno della struttura è presente una stanza multisensoriale, la Snoezelen Room. Si tratta di un unicum nel territorio siracusano e ragusano. Personale ampiamente qualificato, ha permesso solo da settembre a dicembre 2016 di erogare 82 consulenze telefoniche e seguire 47 casi».

Le scuole e l'”incontro” con la Chiesa. Anche nel 2016 Meter ha svolto la sua opera di sensibilizzazione nelle scuole italiane. Sono stati 36 gli incontri svolti per un totale di 3.087 studenti e 540 insegnanti incontrati (totale 2002-2016: 102.924). Meter inoltre ha incontrato Diocesi, rimarcando la vicinanza con la Chiesa (202 incontri quest’anno, 1.784 dal 2002 al 2016), offrendo un Corso di Formazione per seminaristi, clero, religiosi e laici, inteso a far conoscere la pedofilia e le risposte concrete che la Chiesa potrebbe dare. Sono state 10 le diocesi coinvolte nel 2016 in 120 occasioni.

«Siamo d’accordo che la pedofilia sia un crimine?». Don Di Noto, fondatore e presidente Meter, commenta: «Siamo d’accordo che la pedofilia sia un crimine? La pedofilia non è una malattia, ma un crimine. E’ importante non confondere questa gravissima piaga e la capacità di intendere e di volere: nel 99,9% dei casi, infatti, le condotte pedofile sono condotte lucide e quindi perseguibili penalmente – e il report Meter onlus lo conferma». In conclusione, «Meter onlus non ha paura di chiamare le cose con il loro nome: siamo d’accordo sul fatto che la pedofilia sia un crimine? E’ questa la domanda che poniamo da decenni. Perché se non siamo d’accordo su questo, il problema diventa ancora più spinoso. Siamo convinti che l’ideologia pedofila sia illecita? Perché se noi diciamo che tutto è lecito allora tutto si complica. 
La pedofilia è una realtà più grande e pericolosa di quanto si possa immaginare. Il Report 2016 lo racconta. Perché parlare significa prevenire, svelare i silenzi, aiutare le vittime e, per quanto possa sembrarvi strano, anche i carnefici. Se ci sono gli schiavi, qualcuno li deve difendere e liberale. Parlare di pedofilia vuol dire vincere una battaglia e noi la stiamo continuando a combattere da più di 25 anni».

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