LA PAROLA DI OGGI
Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48)
«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

PER MEDITARE
Questo vangelo ci spaventa con le sue esigenze. Non si tratta di diventare eroi, ma di pregare, di implorare Gesù per poterlo vivere pienamente. Dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di cambiare i nostri cuori al punto di poter perdonare e amare come Gesù, che ci ha dato la più grande prova del suo amore per noi sulla croce.
È umano, è naturale che noi non possiamo amare i nostri nemici. Possiamo a stento evitare di ripagarli con gli stessi torti, ed è già molto! Ma Gesù ci chiama a molto di più. Egli ci dice di “amarli e di pregare per loro”. Dio ha creato il nostro cuore in modo che esso non possa essere neutrale. Quando restiamo indifferenti nei confronti di qualcuno, siamo incapaci di scoprire ciò che vi è di migliore in lui, siamo incapaci di perdonarlo veramente. Si tratta ancora, quindi, di imitare il nostro Padre celeste, non nella sua potenza, nella sua saggezza, nella sua intelligenza, ma nella sua bontà e nella sua misericordia. Lui che non solo «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti», ma che ha sacrificato il suo Figlio, il suo Figlio prediletto, per Giuda come per il buon ladrone, per tutti gli uomini.

RIFARSI PROSSIMO
Il nostro mondo è davvero cambiato e non sempre in meglio. Trenta anni fa era impensabile che avremmo avuto Facebook e Whatsapp, in cui l’amicizia si può spegnere con un click se diventa troppo esigente, e che le relazioni affettive “a tempo” sarebbero diventate uno stile di vita più diffuso che ogni impegno matrimoniale sia laico che religioso.

UNA STORIA PER RIFLETTERE
Un giorno, un maestro di religione entrò nell’aula e iniziò a riempire la lavagna di tanti zeri. Poi dentro ogni zero scrisse il nome di ciascun ragazzo. In un angolo della lavagna scrisse anche il numero uno. Dopo aver fatto capire il non valore degli zeri, domandò ai ragazzi che risultato si potesse ottenere facendo la somma di tutti quei numeri. È chiaro che chi addizionava solo zeri otteneva uno zero! Ma ci fu qualcuno che si accorse anche dell’uno, quindi il risultato dell’addizione già cambiava. Allora intervenne il maestro che mise tutti gli zeri in fila indiana con alla fine l’uno che gradualmente faceva risalire verso l’inizio della fila, fino a portarlo davanti a tutti gli zeri. Quell’uno posto davanti a tutti gli zeri ordinati tra loro dava un valore enorme. Poi disse: «Cari ragazzi, vedete, noi siamo gli zeri, Dio è l’uno. Ecco perché Dio ci chiede di metterlo al primo posto della nostra vita. Mettere Dio al primo posto nella mia vita, nella tua vita e nella vita di tutti gli uomini della terra è sempre certezza di immenso valore, di vita piena e felice!».

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