A fine marzo giungeranno a Roma capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, per le celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma.

È prevista anche una udienza, il 24 marzo, con Papa Francesco. Ma cosa ha da dire ancora l’Europa all’uomo di oggi? E quale ruolo possono giocare le Chiese per favorire l’unione dei popoli? «Il 60° anniversario del Trattato europeo è un’occasione propizia – risponde il cardinale Angelo Bagnasco, intervistato dal Sir (leggi Qui il testo integrale) – affinché i Capi di Stato confermino il sogno europeo, e facciano un serio esame di coscienza se il progetto è rimasto fedele ai “padri fondatori”. I segnali di diffidenza e di lontananza dall’Unione ci sono. Non prenderli sul serio sarebbe da irresponsabili».

Quindi riflette: «La Chiesa crede nell’Unione europea, ma con una base non individualista e materialista, bensì di ordine culturale e spirituale. L’Unione o rispetta le identità dei popoli, oppure continuerà ad essere percepita come estranea e, quindi, senza futuro. Crediamo che non sarebbe un bene: come ogni continente, l’Europa ha una sua missione nel contesto del mondo, e ha a che fare con un mondo globale che cresce».

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