Si svolgerà venerdì 10 marzo l’incontro promosso dalla Rete per l’Educazione presente da alcuni anni in Diocesi e formata da diverse associazioni cattoliche composte da giovani, educatori, catechisti, insegnanti e quanti hanno a cuore l’educazione. L’appuntamento è per le ore 21.15, presso la parrocchia Buon Pastore di Macerata (nel quartiere Collevario): ad intervenire sul tema «Educare al servizio della Parola» sarà la teologa Marinella Perroni.

La relatrice vanta il titolo di dottore in Filosofia e in Teologia. È docente stabile di Nuovo Testamento presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma ed è stata presidente del Coordinamento Teologhe Italiane (Cti). Numerose le sue pubblicazioni in ambito neotestamentario. La professoressa Perroni, inoltre, dirige la collana «Sui generis» per Effatà Editrice.

«Mi vengono i brividi quando sento parlare di “teologia al femminile”. Per far avanzare sia la Chiesa sia l’Italia, è urgente una democrazia paritaria». Era il 4 ottobre 2012, a 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, quando Marinella Perroni pronunciava queste parole.

Le teologhe italiane del CTI erano riunite a Roma, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, per il convegno intitolato: «Teologhe rileggono il Concilio Vaticano II. Assumere una storia, preparare il futuro». Tra i protagonisti circa 200 storici e teologi provenienti da tutto il mondo. A chi le chiedesse se intravedeva una sorta di parallelismo tra la situazione della donna nella Chiesa e nella società italiana la Perroni rispondeva: «Assolutamente sì. La Chiesa deve certamente fare i conti con le donne, ma non si tratta solo di una questione cattolica. Il problema è realmente culturale: il nostro Paese è strutturalmente ostile alle donne e, in questo ambito, mi sento di affermare che noi siamo culturalmente indietro rispetto a molte altre democrazie. Sono fermamente convinta – aggiungeva – che, per far avanzare sia la Chiesa sia l’Italia, ci sia urgente bisogno di una democrazia paritaria, la quale va ben al di là di una semplice parità o uguaglianza di diritti. E rifondare la politica italiana con il criterio del 50 e 50 è una condizione sì necessaria, ma assolutamente non sufficiente. Se oggi anche le donne cattoliche, come le protestanti, studiano e insegnano teologia in tutto il mondo, con tutto quello che questo comporta, lo dobbiamo al profondo rinnovamento ecclesiale di cui il Concilio ha saputo farsi interprete e, al contempo, promotore».

L’iniziativa in programma al Buon Pastore, dunque, offrirà certamente interessanti spunti di riflessione per valorizzare il “femminile singolare” possibile e necessario nella chiesa, coniugando azione pastorale, missione educativa e servizio illuminato dalla Parola di Dio.

Paolo Serpilli

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