Bella la tecnologia, ma guai a diventarne schiavi

Un tempo le innovazioni si avevano col passare dei secoli

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Quando ero militare, per poter parlare per qualche attimo con la mia fidanzata dovevo recarmi presso un centralino telefonico e attendere anche qualche ora per avere la comunicazione. Talvolta, capitava di dover rinunciare perché si avvicinava l’ora del rientro in caserma e questo era il modo in cui trascorrevo la mia libera uscita. Poco più di un secolo prima si comunicava con il fumo negli accampamenti dei pellerossa americani, con il tam-tam nei villaggi africani, con i piccioni viaggiatori un po’ dappertutto. La comunicazione era limitata e richiedeva tempi lunghi. La notizia dell’esito della battaglia di Lepanto fu conosciuta a Venezia dopo alcuni mesi. Oggi basta un semplice clic e posso immediatamente mettermi in contatto contemporaneamente con una mia figlia a Singapore ed un’altra in Inghilterra.

Un tempo la comunicazione era limitata e richiedeva tempi lunghi

Tutto questo per dire che le innovazioni, un tempo, si avevano col passare dei secoli, poi, ad ogni cambio di generazione, e, oggi, ogni cinque minuti. Ma è proprio la rapidità delle innovazioni che non ci consente di impossessarcene pienamente o, se lo si fa, è per un uso molto spesso distorto e fuorviante. Le innovazioni sono importantissime in tutti i campi, ma è necessario, in qualsiasi circostanza, farne un uso molto accorto per impedire effetti deleteri. Facciamo abuso dei farmaci, come lo facciamo dei mezzi di comunicazione. Tali abusi portano poi spesso a riempire cliniche specializzate. Un uso improprio dei mezzi di comunicazione, anche se nato con le più belle intenzioni, possiamo riscontrarlo in Facebook che è diventato troppo spesso uno strumento per lanciare, dietro un apparente anonimato, insulti sempre gratuiti con un linguaggio, a essere magnanimi, indegno del genere umano.

Oggi le innovazioni si hanno ogni cinque minuti ma attenzione e non abusarne o a farne un uso improprio

Il mezzo di comunicazione su cui voglio però soffermarmi, è WhatsApp. Esso si è diffuso rapidamente perché offre la possibilità, con la formazione di gruppi, di tenersi costantemente in contatto e aggiornati sulle problematiche che possono interessare tutti gli aderenti. Da un po’ di tempo si è diffuso in tutta Italia (ne ha fatto menzione la stampa nazionale), e anche nella nostra città, il desiderio, a opera delle madri, di collegarsi con tutte quelle i cui figli frequentano la stessa classe alla scuola dell’infanzia o alla primaria. Lo scopo, certamente nobile in partenza, era di seguire l’andamento della classe per capire meglio il proprio figlio.

Su WhatsApp spopolano le chat dei genitori

Subito dopo, però, ci si è accorti che talvolta venivano in luce i difetti del proprio figlio o del proprio sistema educativo per cui si è passati a parlare degli insegnanti in termini non sempre lusinghieri anche con riferimento alla loro vita privata, fino a sfociare nel pettegolezzo. Di conseguenza poi questi insegnanti sono stati fatti oggetto di critiche da parte dei propri alunni. Ora se Facebook possiamo ignorarlo, questo modo di rapportarsi va stigmatizzato perché se manca la serenità tra gli insegnanti, sempre sotto l’incubo di continui giudizi trasmessi continuamente via etere, i primi a rimetterci saranno proprio i bambini. Un insegnante assillato dalla preoccupazione di controllare ogni minima parola e il tono con cui la pronuncia, riuscirà a svolgere serenamente e proficuamente il proprio compito? Usiamo allora tutti gli strumenti che la tecnologia ci pone fra le mani, ma cerchiamo di farlo con intelligenza.

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