Una giornata di lavoro per riflettere sul post sisma e porre basi solide per il futuro. Venerdì 3 marzo, a partire dalle ore 9 e sino alle 18 presso l’Aula Sinodale della Domus San Giuliano di Macerata, l’Ordine degli Architetti della Provincia di Macerata insieme all’Associazione per il Recupero del Costruito Arco, Assorestauro, Italia Nostra Macerata e con la partecipazione delle Università di Roma Tre, la Sapienza e Unimc organizza un convegno che parte da una problematica insita nel processo stesso di ricostruzione e cioè il “Dov’era, com’era”.

L’evento, patrocinato dal Comune di Macerata, vedrà l’intervento di diverse figure di rilievo. Nella prima delle due sessioni di lavoro, si tratterà il tema “Dov’era e com’era? Come affrontare il processo di ricostruzione?”. Dall’università di Roma Tre, l’architetto Michele Zampilli, esperto delle tematiche di restauro, recupero e manutenzione della città storica, presiederà la prima parte della discussione. Dall’Irpinia del 1980 al caso Marche del 1997, dalla ricostruzione dell’Emilia alla questione ancora aperta de L’Aquila sino all’intervento del Soprintendente Marche Carlo Birrozzi che entrerà nel vivo della problematica della ricostruzione oggi, partendo dalla costante valutazione caso per caso, paese per paese di dove ricostruire e ricreare comunità. Fondamentali nel corso del convegno anche le testimonianze del sindaco di Ussita, Marco Rinaldi e di quello di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci.

La seconda sessione sarà focalizzata invece sul trovare una risposta adeguata alla domanda circa le tecniche costruttive tradizionali e la loro efficienza alla luce degli ultimi accadimenti sismici. A chiudere la sessione una tavola rotonda che vedrà tra gli altri gli interventi di Cesare Spuri, Direttore dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione delle Marche, l’architetto e docente Iuav Venezia Francesco Doglioni e il Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Macerata Enzo Fusari. «Parlare di ricostruzione oggi vuol dire avere ben presente la morfologia e l’identità di un territorio, il nostro, che va letto ed interpretato caso per caso, città per città – continua Fusari – Terminato il processo di microzonazione sismica, solo un’attenta analisi storico-urbanistica, di marketing territoriale e di sintesi tra le varie discipline può porre basi solide con le quali pensare il nostro territorio e progettarne una ricostruzione efficiente non solo in termini tecnici ma anche e soprattutto identitari».

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