*Franco Pranzetti

Tante volte ci chiediamo quale può essere la strada per un servizio vero ai fratelli che non si limiti a gesti saltuari, isolati dal re- sto della vita, ma nasca dal più profondo di noi stessi. Se guardiamo a un fratello diversamente abile che ha bisogno del nostro aiuto, tutto dipende da come ci poniamo di fronte a lui. L’esperienza maturata nell’Unitalsi, a partire dalla nostra realtà associativa di Macerata, ci porta a riconoscere che ci sono alcuni elementi da rispettare.

Intanto, il rispetto della vita inizia con il rispetto della persona. Questo vale sia nei pellegrinaggi che nel nostro rapporto con il malato o tra noi. Quando riusciamo a esprimerlo appieno e non ci lasciamo prendere dalla fretta o dalla pretesa della perfezione, ci accorgiamo della naturalezza che l’altro ricambia con un sorriso espressivo al massimo. Allora proviamo una gioia veramente grande e ci sentiamo anche noi importanti e utili, guarda caso come loro si sentono qualcuno.

Altro aspetto fondamentale è illuminare tutto, parole e azioni, con la luce della carità, ma quella cristiana, di fede, non quella semplicemente umana. Quando ci riusciamo, ci accorgiamo di non essere solo noi ad agire, ma avvertiamo una forza interiore grande, un animo disteso, percepiamo una presenza unica ed irripetibile che ci sostiene e ci sospinge anche nei momenti di difficoltà o di stanchezza (e proviamo quanto sia vera l’espressione: «Stanchi ma felici»).

Altro elemento indispensabile è la preghiera. Il silenzio personale, l’avvicinarsi frequentemente e con costanza ai sacramenti, il pregare insieme al fratello sono esperienze indimenticabili che fanno superare la distanza fisica e geografica. Oggi i rapporti sono facilitati dal fatto che possiamo rimanere in contatto attraverso i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia. Per noi si tratta sempre di valorizzare il rapporto umano, senza sentimentalismi ed egoismi, ma con apertura concreta e vera.

È questo che ci fa sentire utili, gioiosi, autentici. È la gioia più grande che possiamo provare, che non è non solo momentanea, ma duratura. Ci piace vedere la vita così e viverla in questo modo… L’altro è importante per me, come io sono importante per lui: nella semplicità raggiungiamo così un’espressione alta della carità e godiamo del senso pieno della vita. Abbiamo tanti limiti e difetti, ma la carità tutto copre, tutto spera, tutto rende vivo e bello. Scopriamo allora la grandezza di Dio e la protezione di Maria, la mamma di tutti, che considera i suoi figli uno per uno e li mette tutti sullo stesso piano anche se con caratteristiche e ruoli diversi.

La vita è veramente bella e vale la pena di viverla in pienezza. Quello di cui l’Unitalsi fa esperienza è certamente un modo bello, gratificante, entusiasmante. Una vita così, se vissuta in pienezza, dona, ma soprattutto riceve.

*assistente spirituale Unitalsi, sottosezione di Macerata

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