Nelle Marche i giovani si danno all’agricoltura

Ben 107 nuove imprese agricole condotte da under 35 sono nate nel Maceratese nel 2016. Il dato diffuso la scorsa settimana in un convegno promosso a Treia

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Ben 107 nuove imprese agricole condotte da under 35 sono nate nel Maceratese nel 2016: è il dato di un report della Coldiretti provinciale presentato in un incontro promosso a Treia, che sottolinea come l’agricoltura risulta il primo settore per rapporto tra iscrizioni e cessazioni e il secondo per numero di aperture. Secondo l’analisi Coldiretti, nell’anno appena trascorso il rapporto di imprese agricole nate rispetto a quelle chiuse è di 7 a 1, un record se si considera che nel commercio (primo settore per numero di imprese) lo stesso rapporto è di 2 a 1. Quasi un giovane su sei che ha avviato una nuova attività ha scelto di farlo in campagna.

Un’ulteriore spinta in tale direzione potrà venire dai nuovi Piani di sviluppo rurale, per il primo bando sono giunte 400 domande, per un totale di 109 milioni di euro di investimenti, anche se manca ancora la graduatoria senza la quale non è possibile orientarsi per l’eventuale partecipazione al secondo bando appena aperto. Inoltre, i numeri delle produzioni di qualità nelle Marche secondo l’analisi di Coldiretti sulla base del Rapporto Qualivita 2016 hanno evidenziato una crescita complessiva del settore a livello di consumi: 14 sono i prodotti a denominazione di origine con 857 operatori e 128 ettari coltivati, 21 vini doc per 430mila ettolitri di produzione. Infatti, le Marche possono vantare quattordici prodotti riconosciuti, tra Denominazione di origine protetta (Dop), Indicazione geografica protetta (Igp) e Stg (specialità tradizionale garantita).

Di particolare rilievo il settore delle carni, che vede Macerata, Pesaro e Ancona nella classifica delle venti province con il maggior impatto economico, per un valore complessivo di 7 milioni. Ventuno, invece, le etichette “doc”del vino, per una produzione complessiva di 430mila ettolitri di cui 378mila finiscono in bottiglia, con la nostra regione al decimo posto per ettari coltivati. A questi, ha ricordato la Coldiretti regionale, vanno aggiunte le 151 “bandiere del gusto”, le specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni: «Un’offerta – ha concluso Coldiretti -resa possibile grazie al lavoro degli agricoltori che hanno salvato dall’estinzione molti prodotti e li hanno riportati sulle tavole dei consumatori, grazie anche alla rete di vendita diretta dei mercati, delle botteghe e dei punti di Campagna Amica messa in campo con il progetto filiera agricola italiana».

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