Il lavoro oramai da quasi 10 anni è assillo che incombe e diffonde inquietudine nella vita delle nostre famiglie e comunità. Da una situazione che vedeva nelle Marche nel 2008 un tasso di disoccupazione certificato dall’Istat al 4,65%, corrispondente quasi alla piena occupazione, siamo ora – gli ultimi dati disponibili sono quelli del 3° trimestre 2016 – al 9,91%, dopo aver toccato a fine 2013 il 12,34%. Il terremoto ha calato un maglio su una situazione che già arrancava in affanno. Come le cronache quotidiane confermano, continuano ad affacciarsi nuove situazioni di sofferenza, mentre sono ancora pochi i segnali incoraggianti. Anche nella nostra terra, a lungo felice sul versante dell’occupazione, i giovani stentano a liberarsi da una precarietà mortificante, tanti dei più preparati se ne vanno e chi invece è avanti con gli anni vede la pensione come un traguardo sempre più aleatorio.

Abbiamo voluto fare il punto della situazione, non accontentandosi di piangere sul latte versato, ma cercando di scrutare i segni di una possibile, positiva inversione di tendenza. Nostri interlocutori sono Silvia Spinaci, responsabile provinciale della Cisl, Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata, Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, Massimiliano Polacco, direttore generale di Confcommercio Marche.

1. Nel 2016 alla crisi si è aggiunto il terremoto. Qual è la situazione della sua realtà a inizio 2017?

2.  Pur in un quadro che si presenta allarmante, nutre delle speranze?

3.  Quali sono le maggiori criticità che è necessario affrontare?

4.  Intravede delle prospettive di sviluppo sano dell’occupazione?

5.  Avete qualcosa da offrire o da proporre ai giovani, la categoria più colpita dalla crisi?

6.  Scorge delle chances, delle opportunità per chi, avanti con gli anni, ha perso il lavoro?

1Spazio all’innovazione per favorire lo sviluppo

di Silvia Spinaci*

1. Se la caduta verticale dell’occupazione sembra essersi arrestata, ai deboli segnali di recupero registrati nel 2014 non è seguita una reale inversione di tendenza: nella nostra provincia il tasso di disoccupazione resta per il terzo anno attorno al 9%, le assunzioni nel lavoro dipendente restano invariate nel periodo 2014/2016, a testimonianza della profonda difficoltà di creare nuova occupazione, lo stock di imprese attive non cresce nell’ultimo biennio, assestandosi attorno alle 34 mila unità e senza riuscire a colmare il gap di quasi 3mila imprese perse dall’inizio della crisi. Un quadro di stagnazione delle dinamiche occupazionali e di creazione di impresa oggi ad alto rischio di implosione dopo la devastazione prodotta dal sisma.

2. In questa fase è importante riconoscere gli elementi di dinamismo e di innovazione che, seppur deboli e acerbi, erano comunque già espressi dal sistema produttivo maceratese, soprattutto nell’area colpita dal sisma: le importanti risorse naturali, paesaggistiche, artistiche e culturali e le potenzialità per uno “sviluppo polivalente” dato da imprese manifatturiere, servizi alla persona, agricoltura, tipiche locali, agro– alimentare, turismo e industria creativa. Sono questi i punti di forza su cui ricostruire il futuro.

3. Oltre 21 mila persone della provincia, provenienti soprattutto dalle aree interne, sono oggi senza casa. Con questi numeri, la criticità maggiore è il rischio di spopolamento. I tempi della ricostruzione si preannunciano lunghi e per arginare e contrastare l’abbandono del territorio serve un progetto strategico di recupero e rilancio dell’entroterra e del suo tessuto sociale, economico, produttivo per garantire lavoro e servizi di qualità. Senza questa visione, rischiamo di veder messo in ginocchio il sistema socio–economico dell’intera provincia.

4. Per averle servono investimenti forti nei settori strategici, da sostenere con un utilizzo mirato anche dei fondi europei. Rafforzare il potenziale del nostro manifatturiero: investire nei servizi avanzati alle imprese, anche in una logica di rete, per sostenerne l’innovazione, la promozione sui mercati esteri, il potenziamento delle strategie di marketing e di vendita. Espandere le potenzialità occupazionali dei nuovi motori di sviluppo: servizi socio–sanitari, turismo, arte e cultura, agro– alimentare, infrastrutture materiali e immateriali.

5. Partiamo da un dato: nel 2016 solo il 9,3% delle assunzioni effettuate dalle imprese della provincia ha coinvolto i laureati, contro il 27,1% destinato a figure professionali senza formazione specifica. Per un giovane maceratese la transizione dalla scuola al lavoro non è semplice. Per questo chiediamo che nel territorio si stringano connessioni più forti tra scuola, università e lavoro, ma al contempo stiamo sperimentando un servizio Cisl di informazione e orientamento ai giovani in cerca di lavoro: forniamo informazioni sui canali territoriali per la ricerca dell’impiego e sulle offerte locali di lavoro, aiutiamo a scrivere insieme un buon curriculum, forniamo consigli per presentarsi e proporsi al meglio nei colloqui di lavoro. Piccole cose, ma che aiutano a sentirsi meno soli.

6. L’outplacement richiede interventi integrati tra norme nazionali, sistemi territoriali e contrattazione. È urgente che il Governo dia corpo alla parte del Jobs Act rimasta inattuata, quella delle politiche attive. Nel territorio, come parte sociale, possiamo spendere le nostre competenze e strutture nella costruzione di una rete di servizi al lavoro, integrata tra pubblico e privato e capace di accompagnare la persona in cerca di lavoro dal primo orientamento, alla formazione mirata, all’incrocio domanda–offerta, fino al reinserimento lavorativo. Nei luoghi di lavoro dovremo rafforzare le esperienze, ancora limitate nel nostro territorio ma valide, di accordi di gestione di crisi aziendali che prevedono percorsi di formazione e reinserimento dei lavoratori.

*responsabile Cisl Macerata

2Per ripartire c’è bisogno di fondi ma anche di governance e regole

 

di Giuliano Bianchi*

1. Il decreto sul terremoto ha inserito 46 comuni sui 57 della provincia nel “cratere” del sisma. La quasi totalità insiste nella parte più interna che già mostrava crescenti segni di debolezza demografica ed economica. Le nuove infrastrutture, penso alla Quadrilatero che la Camera di commercio ha sostenuto, possono essere base per la ripartenza ma è necessario attivare quella “Strategia nazionale delle Aree interne”, documento di programmazione per Stato e Regioni, che esiste ma che nessuno conosce. Perché per fare bisogna prima conoscere.

2. In quel documento si parla di precondizioni: adeguare i servizi essenziali come la scuola, la sanità e la mobilità delle Aree interne; a seguire si prevedono azioni che mirano alla tutela attiva del territorio e delle Comunità locali, alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile, dei sistemi agro– alimentari, delle filiere locali di energia rinnovabile, e del saper fare e artigianato. Parliamo di un documento tecnico allegato alla bozza di Accordo di Partenariato 2014–2020 trasmessa alla Commissione europea il 9 dicembre 2013. Spero che, oggi più che mai, si traduca in realtà quanto fissato sulla carta.

3. Concordo: i problemi non nascono con il terremoto ma quest’ultimo è stato un formidabile acceleratore di crisi: sociale, per la perdita di identità; economica, per una decrescita che è stata tutt’altro che virtuosa. Abbiamo bisogno di una governance che esprima rispetto antropologico e paesaggistico per il territorio e che sia capace di restituire il senso della comunità alle nostre genti. Poi bisogna che le “regole d’ingaggio” siano chiare, che le procedure per la ricostruzione siano rapide e lineari e che ci siano fondi sufficienti. Senza risorse umane e finanziarie anche i migliori progetti si fermano.

4. Parto da quattro dati desunti dall’indagine Excelsior di Unioncamere sull’occupazione e la formazione, pubblicata a fine 2016. 1) il 18% delle imprese della provincia prevede di assumere nel corso del 2017. 2): il 31% delle imprese che programmano assunzioni ha una esplicita preferenza per i giovani under 30. 3): circa il 9% delle assunzioni è per immigrati. 4): aumenta del 4% rispetto all’anno precedente la quota per le figure high skill (professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione). Sono tutti segni di vitalità, di integrazione e innovazione, che vanno incentivati e sviluppati.

5. La Camera di Commercio è capofila da anni di un laboratorio territoriale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro cui partecipano tutte le scuole superiori della provincia, enti pubblici, associazioni di categoria, ordini e collegi professionali. Siamo convinti che la cultura d’impresa nasca da un efficace orientamento e da una buona preparazione scolastica. Favoriamo la formazione in mobilità anche all’estero con progetti europei e siamo terminali operativi di progetti governativi volti a stimolare l’assunzione di giovani nei nuovi profili dell’economia digitale e la propensione al “fare impresa”.

6. La mappatura delle esigenze delle aziende, che si effettua di anno in anno, serve anche a questo: a ri–orientare le azioni anche attraverso la rete di associazioni che sono parte della governance dell’Ente. Offriamo spesso percorsi gratuiti di formazione aperti non solo alle imprese ma tutti i cittadini e siamo da anni parte attiva nel finanziamento di progetti culturali ed presentati da enti ed associazioni: crediamo che dietro validi progetti si crei sempre un efficace “movimento”, in grado almeno di tentare di rispondere alle necessità di ri–orientare la propria attività e il proprio profilo per i lavoratori che, più in là con gli anni, perdono l’impiego.

*presidente della Camera di Commercio di Macerata

3Impegno corale per rilanciare il territorio

di Gianni Niccolò

1. Il 2016 è stato meno negativo di quanto poteva attendersi; si sono affacciati segnali di ripresa. La crisi, che nel nostro territorio ha colpito a macchia di leopardo, ha stimolato comunque molte aziende, soprattutto quelle che hanno intuito tempestivamente la portata dei fenomeni, a pianificare e a strutturarsi per contrastarla, mantenendo le proprie posizioni e consentendo ad alcune addirittura di rafforzarsi. I dati della Cassa integrazione e dell’occupazione sembrano confermare questo andamento. Questo era il quadro almeno fino alle scosse del 26 e 30 ottobre, che hanno condizionato globalmente le prospettive e le politiche non solo industriali ma di tutto il tessuto economico.

2. Le speranze sono legate alla capacità del nostro sistema di rilanciare il territorio con un lavoro corale dal punto di vista economico, sociale, culturale e turistico. Serve una cabina di regia istituzionale territoriale per gestire la situazione determinata dal sisma; le azioni devono essere concertate tra i diversi attori, non calate dall’alto. Soprattutto bisogna snellire le procedure e abbattere la burocrazia che rallenta i processi; tutto ciò all’insegna e a salvaguardia dei valori di solidarietà e dei modelli di sviluppo che da sempre contraddistinguono il nostro modo di essere e fare.

3. Di certo la prima grande criticità, già segnalata, riguarda le conseguenze del sisma: nella nostra provincia abbiamo 46 comuni colpiti e circa 21.000 sfollati. Altro elemento critico è dato dal sistema bancario: il nostro territorio è stato fortemente penalizzato e impoverito dal default di Banca Marche. L’acquisto di Nuova Banca Marche da parte di Ubi Banca ha un duplice aspetto, positivo nella speranza che ci possa essere un’attenzione particolare a una provincia da sempre legata all’Istituto di credito, dall’altra, preoccupazione per il possibile ulteriore impoverimento delle potenzialità di affidamento del credito per le nostre imprese e per la chiusura di sportelli con perdita di occupazione.

4. Come già notato, ci sono diverse aziende che stanno riprendendo ad assumere; di certo le prospettive di sviluppo sono strettamente collegate alle politiche di crescita del territorio. Un contributo sostanziale potrà essere fornito dalla Regione con la rimodulazione di strumenti e provvedimenti agevolativi finora emanati per le imprese, anche per intercettare risorse aggiuntive dei fondi strutturali.

5. Il futuro indubbiamente è investire sui giovani, a loro dobbiamo dare opportunità di crescita tramite le Università, investire sempre di più nella formazione. Oltre ai prestigiosi Atenei, ci sono realtà come l’Istao, con cui Confindustria ha sempre avuto una strettissima collaborazione: c’è grande impegno a favore della cultura (Master, scuole di specializzazione…).

6. Pur determinati a investire sui giovani, non possiamo né vogliamo trascurare la fascia degli anziani, risorsa per le nostre aziende in quanto depositari di esperienza e competenze legate al vissuto. Siamo una terra ancorata ai valori patriarcali; la solidarietà per noi è sacra, per cui siamo convinti che solo legando il passato col presente si possa immaginare il futuro. Confindustria Macerata per aiutare e facilitare l’incontro della domanda con l’offerta, soprattutto di chi è uscito dal mondo del lavoro, ha attivato lo Sportello Lavoro; l’obiettivo è proprio dare continuità e seguito a professionalità che per i nostri imprenditori sono un vero patrimonio.

*direttore di Confindustria Macerata

4Serve una svolta sui consumi. Sostegno ai giovani

di Massimiliano Polacco*

1. L’impatto del terremoto è stato devastante per l’economia del nostro territorio e in particolare per il turismo che fino a fine agosto dell’anno scorso aveva segnato una positività in oscillazione tra il 2 e l’8%. Ora per le Marche è tutto più difficile, ma stiamo lavorando affinché il territorio possa riprendersi attraverso interventi strutturali. Nelle Marche, almeno prima del sisma, c’erano dei segnali positivi, in particolare una leggera ripresa degli investimenti e la fine della deflazione.

2. L’auspicio è ovviamente che ci sia il prima possibile una ripresa economica e che il tessuto imprenditoriale sia protagonista in questa fase difficile. Noi siamo pronti ad accettare la sfida per il futuro che passa per le nostre imprese che valgono almeno il 24% del Pil regionale. Dobbiamo anche essere bravi a stimolare il sistema bancario che è in piena criticità e che invece deve tornare a svolgere un ruolo fondamentale.

3. Le conseguenze del terremoto sono le maggiori criticità del momento: siamo di nuovo in netta difficoltà con una persistente crisi dei consumi che ha visto soffrire meno Ancona e Pesaro, mentre la zona sud della regione l’ha patita maggiormente. Il 2016 si è chiuso con un tasso di crescita delle imprese che si posizionerà – ancora i dati non sono ufficiali – in terreno negativo con un –0,3, –0,4%. Il 2017 sarà un anno difficile soprattutto per noi marchigiani che dobbiamo moltiplicare gli sforzi per metterci alle spalle la crisi, e noi di Confcommercio Marche e Marche Centrali siamo in prima linea per sostenere tutte le imprese.

4. Il settore che rappresentiamo è estremamente importante per l’occupazione, se si considera che più del 25% dell’occupazione è inclusa nei nostri comparti di riferimento. Lavorare sulla crescita dell’occupazione è determinante perché potrebbe portare un aumento del reddito disponibile. Serve quindi una svolta sui consumi altrimenti resteremo in un quadro di estrema fragilità con un Pil il cui incremento per il 2017 potrebbe non superare l’1% e lo 0,6% per i consumi.

5. Abbiamo moltissimo da offrire ai giovani a partire da tutta l’assistenza necessaria per l’apertura di un’impresa anche attraverso i nostri progetti di contatto come “Info desk” o “ImpreSiamo”. Inoltre abbiamo attivato da tempo un servizio di incrocio tra domanda e offerta che permette di rispondere alle esigenze di assunzioni delle nostre Aziende associate. Ci sono poi molti fronti progettuali aperti a partire da “Garanzia giovani” i cui tirocini sono stati rifinanziati dalla Regione Marche, per arrivare all’”Alternanza Scuola–Lavoro” un’opportunità di rilievo per l’inserimento di nuovi occupati anche attraverso gli incentivi governativi per le assunzioni. Un altro strumento molto importante è l’assunzione di personale in apprendistato e con tirocini.

6. Aderiamo ai bandi regionali per la ricollocazione di coloro che hanno perduto il lavoro anche per supportare le fasce più deboli con strumenti come i tirocini per gli over 30. Inoltre permettiamo alle imprese di sfruttare gli sgravi contributivi per le assunzioni di over 50 o di persone provenienti dalle cosiddette fasce deboli come le donne disoccupate da oltre 24 mesi. C’è un’attenzione particolare per i giovani e per chi ha perso il lavoro anche attraverso la formazione con progetti di riqualificazione delle professionalità e delle professioni tesi a favorire l’inserimento e lo sviluppo di nuovi contesti economici utili a superare crisi e criticità di questo momento.

*direttore generale Confcommercio Imprese per l’Italia Marche

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