La Quaresima è il tempo della “lotta spirituale” per vivere il mistero pasquale, per vincere con Gesù il nostro “io” e lasciarci trasfigurare dal suo Amore. Non a caso nella prima domenica ascolteremo il racconto della tentazione di Gesù nel deserto e la prima tentazione è proprio quella del pane: «Trasforma queste pietre in pane», dice il tentatore e Gesù risponde che «non di solo pane vive l’uomo».

Spesso siamo prigionieri di passioni, di istinti, di “voglie”… La proposta del digiuno che la Chiesa ci fa è una preziosa occasione per ritrovare il senso della vita, per gustare l’incontro con il Signore, per vivere in uno stile fraterno. Veniamo da una tradizione dove siamo stati educati a osservare delle regole, a volte senza capirne pienamente il senso; siamo passati a una vita senza regole in nome di una presunta libertà.

Forse questo è un tempo in cui non buttar via il bene della Tradizione cristiana vivendolo con un senso nuovo, pieno e bello. In concreto, non si tratta semplicemente di non mangiare qualche cibo (esempio la carne il venerdì), oppure digiunare qualche giorno alla settimana, ma di riscoprire il senso vero del digiuno nel tempo che viviamo.

Penso alla sapienza dei Padri del deserto che non riducono il digiuno a una semplice pratica ascetica legata al cibo, ma parlano di un digiuno impregnato di carità: «È meglio mangiare carne e bere vino piuttosto che divorare con la maldicenza i propri fratelli» (Abba Iperechio).

E ancora: «Un fratello si recò a visitare il celebre abbà Macario. Dopo la preghiera, disse al vecchio: “Padre, da trent’anni non mangio carne, eppure ne sono ancora tentato”. Il vecchio gli disse: “Non mi parlare di questo, ma, te ne prego, dimmi: quanti giorni hai trascorso senza dir male del tuo fratello, senza giudicare il tuo prossimo?”».

Nella tradizione biblica ed ecclesiale il digiuno è una via privilegiata per un rapporto autentico con Dio e con gli altri. Il digiuno ha senso se legato alla preghiera e alla carità: si digiuna per la preghiera; il frutto del digiuno è sempre la carità, la condivisione (o restituzione) ai poveri.

Il digiuno vuole aiutarci a discernere qual è la nostra fame, di che cosa viviamo, di che cosa ci nutriamo. Viviamo in maniera creativa e concreta il digiuno quaresimale: digiuniamo dalla dispersione della vita per vivere l’incontro con il Signore nella preghiera; digiuniamo dall’essere ripiegati sui telefonini per alzare lo sguardo verso chi ci sta accanto e ricominciare a comunicare con la parola più che con gli Sms o in chat; digiuniamo dallo spreco per custodire il creato e per condividere i beni con chi ne è privo; digiuniamo dalle troppe parole (soprattutto dai giudizi) per vivere gesti concreti di carità; digiuniamo dall’essere ripiegati sul nostro “io” per prenderci cura di chi il Signore ci fa incontrare; digiuniamo dai vizi per riscoprire la bellezza delle virtù.

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