Le disastrose sequenze sismiche nel Centro Italia, interessanti vaste zone di quattro regioni, hanno generato tragici scenari postbellici. Ora, salvo ulteriori eventi sismici, si è chiamati ad affrontare le gravissime emergenze e, nel contempo, a programmare la ricostruzione e la ripresa. Poiché i territori disastrati giacciono su un diffuso sistema di faglie che si caricano di energia, il che assicura la replica, prima o poi, di ulteriori fenomeni tellurici, la ricostruzione dovrebbe essere, finalmente, rigorosamente antisismica, pur in presenza di tanti manufatti storici.

Ricostruzione e prevenzione, dunque, dovrebbero essere inscindibili. Ma, nel concreto, dove ricostruire e prevenire? Entro quali confini? Certo, i lutti e le distruzioni nelle aree epicentriche sono biblici, ma i danni sono davvero cospicui anche nelle zone cosiddette esterne ed adiacenti al cratere disegnato dalle autorità e, dunque, anche nell’extracratere, non ci si può limitare ad interventi di semplice e sbrigativo “maquillage”.

Alla luce di tali considerazioni, i sindaci dei Comuni interessati dal terremoto, ma “qualificati” extracratere, da un paio di mesi hanno realizzato un coordinamento. Ne fanno parte Montelupone, Montecassiano, Montefano, Appignano, Recanati, Morrovalle, Montecosaro e Monte San Giusto. Nei giorni scorsi, dunque, i Primi cittadini, o loro rappresentanti, si sono riuniti ancora una volta a Montelupone. Erano presenti anche i deputati Piergiorgio Carrescia e Irene Manzi e il senatore Mario Morgoni.

Un momento dell’incontro di sabato scorso

A fine incontro, questo il resoconto da parte del sindaco Rolando Pecora. «A fine novembre – spiega –, dopo il primo decreto sul terremoto e mentre era in allestimento il secondo decreto, abbiamo scritto al governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, e al commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, perché c’era una disparità di risposta ai danni da terremoto nelle due situazioni: nel cratere o fuori. A dicembre il  Commissario Errani, accogliendo le nostre ragioni,  in un’assemblea di tutti i Sindaci si era assunto l’impegno di modificare la normativa. Pubblicato il secondo decreto, non vedendo accolte le nostre richieste, abbiamo richiesto un incontro urgente agli stessi Ceriscioli ed Errani, senza aver avuto risposta ad oggi Abbiamo però trovato una sostanziale modifica solo nel terzo decreto, attualmente in fase di approvazione alla Camera dei Deputati: sostanzialmente si dichiara che per la ricostruzione non c’è quasi più alcuna differenza tra chi sta nel cratere e chi sta fuori».

Poiché nei tre decreti permangono elementi di poca chiarezza, e poiché il terzo decreto è all’esame della Camera dei Deputati, aggiunge Pecora, «sabato 18 febbraio abbiamo richiesto un incontro ad alcuni Parlamentari della nostra Regione per presentare loro le nostre criticità anche in vista del terzo decreto. In particolare, superato il problema del “fuori cratere”  per il riconosciuto  ristoro del 100percento dei danni a tutte le case dei centri storici e alle prime case fuori dai centri storici. Tuttavia si dice che per tutte queste situazioni si rimborserà il danno “puntuale”. Che significa? Se ci si rifacesse al significato che danno i tecnici, allora sarebbe una grande fregatura, perché si tratterebbe di un rimborso destinato al solo recupero “cosmetico”, senza miglioramento o adeguamento sismico: per esempio, se ho un crepa chiudo la crepa. Abbiamo richiesto ai Parlamentari che sia fatta chiarezza su questo. In secondo luogo, nel terzo decreto, parlando di calendario scolastico, si concede una deroga ai Comuni del cratere. Poiché la chiusura delle scuole non segue la geografia del cratere, abbiamo richiesto una modifica dell’articolo che preveda analoga deroga per gli altri Comuni interessati. Infine, per l’esame e la gestione amministrativa di tutti i problemi del terremoto e per tutti gli interventi ad esso connessi, il personale dei nostri Comuni ha avuto e sta avendo un sovraccarico lavorativo non più sostenibile. I tre decreti prevedono deroghe per i Comuni del solito cratere. Abbiamo richiesto – conclude il sindaco – che questa flessibilità venisse applicata, almeno parzialmente, anche negli altri Comuni in base al numero di richieste di sopralluogo di ciascun Comune. Questo è infatti un indicatore abbastanza preciso del danno che il terremoto ha causato».

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