Henryk Hoser inviato della Santa Sede a Medjugorje

«Ho sempre servito la Chiesa e così ho accettato questa non facile missione»

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Mons. Henryk Hoser

«Ho sempre servito la Chiesa, e così anche questa volta ho accettato la non facile missione a Medjugorje»: lo ha detto al Sir mons. Henryk Hoser, ricordando di avere già in precedenza svolto dei compiti simili in vari Paesi africani. Il settantaquattrenne Arcivescovo di Varsavia-Praga, nominato sabato scorso, 11 febbraio, da papa Francesco inviato speciale a Medjugorje, ha una vasta esperienza pastorale. Negli anni 1975-1996 è stato missionario in Ruanda e Zaire, e dopo, dal 2005 al 2008 segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Da Arcivescovo di Varsavia-Praga (la parte della capitale polacca situata sulla riva est del fiume Vistola) si è fatto conoscere come strenuo difensore della vita dal concepimento fino alla morte naturale. In quel compito gli sono particolarmente utili gli studi di medicina e il lavoro in ospedale che avevano preceduto la sua ordinazione sacerdotale (1974).

Le presunte apparizioni della Vergine a Medjugorje (diocesi di Mostar in Bosnia ed Erzegovina) iniziarono nel 1981 e durano fino ad oggi, anche nei siti diversi, poiché sono legate al gruppo dei veggenti e non ad un luogo preciso e definito. Nel 1991 l’episcopato dell’ex Jugoslavia dichiarò di non poter confermare il carattere soprannaturale delle visioni. A gennaio del 2014 terminarono i lavori della Commissione internazionale presieduta dal card. Camillo Ruini che ha stilato il rapporto su Medjugorje in base al quale la Congregazione per la Dottrina della Fede prenderà le decisioni che poi saranno presentate al Papa: l’ultima parola sarà quella del Santo Padre. Si prevede che tale parere verrà emesso al termine della missione pastorale di mons. Hoser che fino alla fine dell’estate dovrebbe valutare le necessità pastorali dei circa 2 milioni di pellegrini che nell’arco dell’anno si recano a Medjugorje.

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