Giulio Fratini dal sito www.associazionemusicaleselifa.it

Una buona notizia per gli appassionati di musica sacra e per i beni culturali del Maceratese. In occasione della Festa di San Biagio, promossa da Comune, Pro Loco “Corporazione del Melograno” e dalla parrocchia di Sant’Andrea apostolo lo scorso 3 febbraio, le preziose note dell’organo Agati sono tornate a risuonare nella chiesa dell’Immacolata di Pollenza dopo decenni di inattività. L’edificio, risalente alla prima metà dell’Ottocento, ha infatti visto protagonista  l’organista Giulio Fratini che si è esibito in un ricco repertorio, dalla “Sonata II” per organo di Gaetano Valeri alla “Pastorale in eco” di autore anonimo marchigiano del XVIII secolo, fino alla “Sinfonia per organo in re minore” di Giovanni Morandi.

Fratini esercita ormai da diversi anni l’attività professionale di costruttore e restauratore di organi e clavicembali nella sua bottega di Porto San Giorgio. I suoi strumenti sono commissionati sia nel territorio nazionale, sia in ambito europeo e sono utilizzati per concerti e incisioni discografiche da musicisti di spicco del panorama internazionale. L’organista è molto attivo anche nella ricerca storico-organologica e ha partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali sull’arte di costruire strumenti a tastiera tra il XVI e il XIX secolo.

L’organo Agati

L’organo posto all’interno della chiesa dell’Immacolata appartiene al periodo durante il quale Nicomede Agati, terzo di generazione della storica ditta di organari toscani con sede a Pistoia, ancora lavorava in proprio, ovvero prima di cedere la propria fabbrica a Filippo Tronci, costituendo così la Ditta Agati-Tronci.

Molti i particolari che è possibile apprezzare sull’opera, come la targa posta sopra la tastiera con iscritto “n. 368, Agati Nicomede e fratelli, fabbricanti d’organi, costruirono l’anno 1848, in Pistoia”. Il numero indica l’opera uscita dalla fabbrica di Agati, che in quel periodo costruiva circa 10 pezzi ogni anno. Facile trovare un organo Agati in Toscana o in Liguria ma non nelle Marche. Inoltre, su di una tavola interna dell’organo è posta la scritta “Loreto” e si può ipotizzare che l’opera sia giunta presso la Basilica prima di essere spostata a Pollenza. 

La facciata dell’organo è composta da 29 canne in stagno poste in un’unica campata e disposte in una cuspide centrale di 15 canne e di ali laterali ciascuna di 7 canne. La consolle ha una tastiera di 32 tasti e comandi a pistone per 14 registri. I tasti diatonici sono ricoperti in legno, quelli cromatici in noce ebanizzato.

Mentre l’organo della chiesa di S. Biagio, sempre a Pollenza, nel tempo è stato elettrificato, l’opera di Agati deve essere azionato a mano da una o due persone chiamati “tiramantici”, figure fondamentali fin quasi alla fine dell’ottocento, cioè fino a quando i primi motori, dapprima a petrolio, poi a gas ed infine elettrici.

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