Anche la nostra Diocesi ha celebrato la 39^ Giornata per la Vita, con diversi momenti di preghiera e di ringraziamento nelle parrocchie e in altre realtà. La celebrazione eucaristica tenuta dal vescovo Nazzareno all’abbazia di Fiastra, nel pomeriggio di domenica 5 febbraio, ha raccolto tante famiglie che insieme hanno ringraziato il Padre della Vita.

Noi ci siamo ritrovati in questa chiesa antica e poco luminosa, le cui ampie dimensioni non spaventano, tutt’altro, rimandano ad un’accoglienza remota e calda, fatta di diversità e di gratuità. Un grembo che ha custodito e che tutt’oggi custodisce la fede… e prima ancora la vita! Abbiamo visto la bellezza di un popolo che si ritrova per rendere grazie.

E ci siamo fermati a riflettere: davvero tutti noi siamo «come tante candele accese» – come ha affermato il nostro Vescovo – che vivono nel mondo, per annunciare la bellezza di essere uomini e donne in cammino, che inciampano e si rialzano. Padri e madri che sperimentano la dolcezza di donarsi senza riserve e di custodire il frutto del proprio amore. Papà e mamme dall’animo grande, capaci di generare nell’amore figli di cui non sono stati gravidi se non nel cuore: “sale della Terra e luce del mondo” come ci accompagnava il Vangelo. Un sale che non può e non deve perdere il suo sapore! Così da continuare a sognare una vita fatta di bellezza e pienezza per ogni uomo.

Papa Francesco nelle udienze fa spesso riferimento ai sogni dei bambini e dei giovani, dei malati e degli anziani, delle famiglie e delle comunità cristiane, delle donne e degli uomini di fronte alle scelte importanti dell’esistenza. La vita, infatti, ci chiama a sognare, ad avere «il coraggio di sognare con Dio, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo, nessuno si senta superfluo o senza un posto» (papa Francesco – Discorso alle famiglie, Filadelfia 2015).

Domenica abbiamo percepito il sogno affettuoso dei tanti che si fanno carico di bambini, giovani e anziani soli e abbandonati; li accolgono nelle case della Comunità Papa Giovanni XXIII, anche nella nostra Diocesi. Abbiamo ascoltato il dolore di mamme che hanno vissuto il dramma dell’aborto e la consolazione da loro provata nel poter dare una sepoltura al figlio mai conosciuto. Abbiamo condiviso la serenità di tante famiglie comuni che vivono il quotidiano contatto con la malattia e la disabilità, ma trovano la forza di annunciare che la vita è comunque vita e va accolta e custodita, sempre.

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