Omicidio di Vasto. Mons. Forte: «Grande dolore per tre giovani vite distrutte»

L'appello affinché «la giustizia dei giudici terreni cerchi di essere rapida e precisa»

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Mons. Bruno Forte

«C’è un grande senso di dolore per queste tre giovani vite distrutte: quella della ragazza morta nell’incidente, quella del giovane ucciso ieri e quella dell’assassino. Due vite sono finite, la terza è distrutta dalla gravità del gesto compiuto». Lo ha detto al Sir mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, commentando quanto è avvenuto ieri a Vasto, quando Fabio Di Lello, trentaquattro anni, ha sparato, ammazzandolo, Italo D’Elisa, vent’anni, che sette mesi fa investì e uccise sua moglie Roberta Smargiassi. «Purtroppo – prosegue il presule – si è trattato di un gesto, ispirato anche da una situazione di inquietudine psicologica, ma che aveva il sapore della vendetta. Tutto ciò è molto triste perché la vendetta non è mai giustizia, è, piuttosto, male che si aggiunge al male».

Per mons. Forte c’è un’ulteriore considerazione da fare: «Il desiderio di una giustizia rapida anche in questa vicenda sembra che non sia stato soddisfatto. E questo ha stimolato in colui che ha ucciso anche la rabbia, l’esasperazione e il dolore». Da questa triste storia, per l’arcivescovo, possiamo trarre «un appello affinché la giustizia dei giudici terreni cerchi di essere, nel nostro Paese, rapida e precisa, perché una giustizia lenta non è più giustizia». Infatti, osserva mons. Forte, «se il giovane che ha investito la ragazza avesse in qualche modo scontato una pena, seppure minima, anche solo dei giorni di carcere, probabilmente non si sarebbe scatenata una rabbia così furiosa nel marito della vittima. Di Lello ha chiesto giustizia sin dal primo momento. Ricordo che un convegno sulla legalità a Vasto fu interrotto da un suo intervento, in cui gridava ai giudici presenti di volere giustizia. È proprio il dramma nel dramma, che si è risolto nel modo peggiore perché la vendetta non è cristiana né umana ed è sempre qualcosa di perdente».

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