Terremoto: per monsignor Pompili «miopia» nella cura dei beni culturali

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(foto Ansa/Massimo Percossi)

«Quanto è accaduto in questi mesi, nel migliore dei casi», denuncia «una sorta di miopia. La cura dei beni culturali sembra andare a due velocità: più efficace per i beni mobili, recuperati e conservati con cura e impegno, mentre per gli edifici assistiamo alla quasi immobilità». Lo rileva monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, in un’intervista all’edizione online del settimanale diocesano «Frontiera», dopo il crollo della parete sinistra della chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice.

«Questo – precisa – non sembra accadere nelle altre regioni. Secondo i dati a nostra disposizione, all’inizio dell’anno si registravano solo 8 interventi di messa in sicurezza nel Lazio, tra quelli terminati, in corso e sospesi, contro i 90 delle Marche, i 24 dell’Umbria e i 15 dell’Abruzzo». Sant’Agostino, posta al margine della zona rossa, «era da assicurare – sottolinea il presule –, anche come messaggio di una cura efficiente per ciò che rende Amatrice uno dei borghi più belli d’Italia».

Un primo piano di monsignor Domenico Pompili
(foto Frontiera)

Riprendendo le parole di papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa, quando ha chiesto che la burocrazia non «faccia aspettare e ulteriormente soffrire» le popolazioni del Centro Italia, Pompili osserva che «la burocrazia in sé non è un ostacolo, è un sistema di garanzia. Ma il suo esercizio non è astratto o automatico, dipende dall’impegno delle persone». Così, se «dopo il 30 ottobre la basilica di San Benedetto a Norcia è stata puntellata a dovere, cercando di salvare il salvabile», invece «le nostre chiese, e non parlo solo di Amatrice, ma anche di Accumoli, Borbona, Cittareale, Leonessa e Posta, sono esposte alle scosse dal 24 agosto senza particolari protezioni».

«Sapevamo che le cose sarebbero state difficili, ma non così complicate», prosegue il presule, lamentando «l’inerzia di questi mesi» che «ci fa guardare al panorama dei beni culturali con maggiore preoccupazione». E, a proposito di chiese-simbolo su cui concentrare l’attenzione, il vescovo dapprima ricorda che la parete destra di Sant’Agostino «si può ancora mettere in sicurezza. Per quanto tardivo, l’intervento andrebbe fatto». Poi cita «il santuario della Madonna di Filetta e quello dell’Icona Passatora. Sono piccoli edifici ricchi di storia e di affreschi. Proteggere adeguatamente il loro interno, oltre che puntellarle all’esterno, è urgente e necessario».

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