Non se ne sono assolutamente accorti, ma i ladri che si sono introdotti nell’oratorio di Chiesanuova, a Treia, non hanno scelto una notte a caso. Tant’è che il gesto sembra un doppio “schiaffo”: alle loro vite, per i guai che ne deriveranno, non oggi, non domani, ma presto, e alla memoria di san Giovanni Bosco. Il 31 gennaio, infatti, ricorreva la morte (avvenuta nel 1888) del fondatore dei Salesiani, oltre che la sua festività. Un sacerdote che l’oratorio l’ha “sognato” e poi realizzato secondo i principi educativi dettati “dalla ragione, dalla religione e dall’amorevolezza”.

Ma quello di Treia è soltanto l’ultimo episodio di un elenco nazionale. Difficile dare consigli, ora, a quegli educatori che, dopo tanto amore verso i giovani, si ritrovano delusi, amareggiati e smarriti. Tentati dalla voglia di “chiudere” quelle porte che servirebbero soltanto in inverno, per non disperdere il calore di una struttura dinamica quanto necessaria per la comunità. In due secoli le nuove generazioni sono state travolte e coinvolte in cambiamenti epocali. Non sappiamo se il disagio che ne rimane abbia un comune denominatore, ma c’è. Si manifesta tutti i giorni e, talvolta, minimizzando, ce ne rendiamo complici. Don Bosco iniziò la sua opera tra il degrado delle generazioni del suo tempo, tra gli scarti della società, destinati a soccombere rapidamente o, nella migliore delle ipotesi, a un lavoro “minorile” che li avrebbe costretti a crescere in fretta. Ispirarsi a lui, dunque, può essere una buona ipotesi per “ricaricare le pile” e alzare la testa accogliendo di nuovo mani amiche.

Ma cosa avrebbe detto san Giovanni Bosco ai ladri entrati in oratorio, non solo a Treia, o agli autori dei furti nelle scuole (alcune persino “terremotate”)? Una possibile risposta arriva da un progetto davvero innovativo. Si tratta dell’ebook “Cosa ti direbbe lui? 30 cit.Azioni alla #DonBosco maniera” (leggi qui l’articolo), pubblicazione realizzata dall’Ufficio nazionale – Salesiani per il sociale, curata da Mariana Ciavarro con le illustrazioni di Stefania Gagliano, contenente trenta consigli del Santo riletti in chiave moderna. Ne riportiamo alcuni esempi, confidando che gli educatori, e non solo, possano trarvi conforto:

Quando ti senti deluso

«Per fare del bene bisogna avere un po’ di coraggio, essere pronti a soffrire qualunque mortificazione, non mortificare mai nessuno, essere sempre amorevole».

Quando cerchi coraggio

«Coraggio! La speranza ci sorregga, quando la pazienza vorrebbe mancarci».

Quando sai di aver sbagliato

«Mio caro l’essere buoni non consiste nel non commettere mancanza alcuna: oh no! L’essere buoni consiste in ciò: nell’avere volontà di correggersi e tu ne hai da vendere»

Quando ti circondano cattive compagnie

«Per cattivi compagni si intendono: 1) Quelli che cercano di parlare di cose disoneste, o fanno cose contrarie alla virtù della modestia; 2) Che parlano con disprezzo della religione; 3) Che vi allontanano dalle funzioni di chiesa e vi incitano a trasgredire i vostri doveri»

Quando ti senti abbandonato

«Nessuno è orfano su questa terra Una sincera, figliale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, rigidi verso di noi, amorevoli col prossimo, ed esatti in tutto»

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