Ritornare a Macerata, Roberto si racconta

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Ciao a tutti, mi chiamo Roberto. Come ho già accennato in un articolo precedente di questa rubrica dedicata ai giovani in Servizio Civile, ho 28 anni e sono originario della città di Foggia.

Non è facile raccontare la propria storia in poche righe, specie se è rivolta ad un pubblico in gran parte sconosciuto e se non si è più abituati a scrivere o a parlare di sé in maniera serena, come in questo caso. Proprio per questo motivo, cercherò di presentarmi nel modo più semplice e diretto possibile facendo memoria della mia prima esperienza in questo posto e delle motivazioni che mi hanno spinto a ritornare qui e a provarci ancora una volta.

La mia storia a Macerata ha inizio esattamente sette anni fa quando, in occasione della festa di Don Bosco, sbarcai per la prima volta all’Istituto Salesiano San Giuseppe per assistere ad uno spettacolo teatrale in musica recitato dai giovani della scuola e dell’oratorio. Negli anni a seguire feci ritorno in questa città a più riprese, fino a che non decisi di partecipare con successo al bando di concorso del Servizio Civile Nazionale in Caritas Diocesana. In quel periodo ero iscritto all’Università di Urbino ma gli studi non stavano procedendo troppo bene, per cui sentivo il bisogno di ripartire da me stesso in un territorio caro con un impegno concreto in ambito sociale a favore dei più piccoli, dei giovani, in un ambiente che prediligevo, come quello degli oratori.
Purtroppo, però, questa ambizione venne stroncata sul nascere.

Dopo pochi giorni di servizio a Tolentino, infatti, mi accorsi di aver contratto una patologia molto grave per cui non avevo altra scelta che tornare a casa ed affrontare le cure necessarie. In questo tempo di battaglia, della durata di quasi tre anni, la mente e il cuore non si sono mai allontanati dal rimpianto di non aver potuto rispondere a quel desiderio che avevo, di riprendere il mio cammino di vita insieme ai ragazzi, crescendo con loro. Pertanto l’estate scorsa, una volta riprese le forze e superata la fase più critica della malattia, trovandomi di fronte alla possibilità di partecipare nuovamente al bando di concorso del Servizio Civile, ho deciso di fare domanda presso lo stesso ente nella medesima Diocesi, per un progetto di animazione culturale verso i giovani simile a quello che avevo intrapreso la volta precedente.

Dopo aver accolto con sorpresa la notizia di essere stato selezionato ancora, ho iniziato a prepararmi per la partenza alla volta di Macerata, non senza qualche indecisione e combattimento.

In un primo momento ho fatto fatica ad ambientarmi e a trovare una collocazione qui, sentendomi in un contesto e in una situazione tanto cambiata rispetto alla prima, soprattutto a livello personale. Successivamente, però, sono riuscito a trovare ospitalità presso la Comunità Salesiana di Macerata che mi ha accolto nuovamente in Casa a braccia aperte, proponendomi di partecipare a un progetto di convivenza in fraternità con altri giovani per un anno intero.

Il mio impegno di Servizio Civile e la permanenza ai Salesiani non sono due progetti distinti e separati: non penso, infatti, che l’uno sarebbe potuto sussistere senza l’altro essendo entrambe le cose legate al mondo giovanile.

In ogni caso, da quasi quattro mesi il mio servizio alla Caritas ha avuto inizio!
Devo ammettere che da principio ero molto titubante al pensiero di dover ricominciare da capo questa esperienza, senza avere la minima certezza di essere in grado di portarla a termine. In seguito, tuttavia, grazie al confronto quotidiano con i nostri responsabili e al sostegno dei miei compagni di viaggio, mi sono rassicurato maggiormente su questa possibilità.

Che dire, spero che questo anno di servizio possa rappresentare per me un’occasione ulteriore di rinascita: un modo concreto per ritrovare la pace e la serenità che solo derivano dal volersi donare liberamente in favore di qualcuno, come segno di speranza. Un saluto!

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