Tra i patrimoni culturali più rilevanti nella regione eppure tra i meno conosciuti, se non tra gli “addetti” ai lavori. Il volume Croci dipinte nelle Marche. Capolavori di arte e spiritualità tra il XIII e il XVII secolo curato da Giovanni Venturi, vice presidente dell’Associazione Amici dei Musei delle Marche, e Maria Giannatiempo Lòpez, già funzionaria alla Soprintendenza delle Marche, pone finalmente fine, dal punto di vista dello studio, della catalogazione e della ricerca, a una contraddizione rilevante. Venerdì 27 gennaio, alle ore 17.30, l’opera verrà presentata a Macerata presso la Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi-Borgetti (leggi qui l’articolo). Presente lo stesso Venturi, intervistato per i media diocesani.

Dottor Venturi, con quali intenti è nato il volume?
L’intento principale è stato quello di analizzare e identificare tutte le croci dipinte (dunque, non scolpite) delle Marche. Nel libro ne sono state riportate ben 45 su le circa 50 individuate a seguito di due anni di ricerca con la dottoressa Maria Giannatiempo Lòpez. Sono state censite tutte le opere di grandi dimensioni, mentre le altre, seppur citate, non vengono riporte visto il loro stato di degrado e di scarsa conservazione. Oppure perché ridipinte e, dunque, con l’incertezza della loro autenticità. Si tratta di una produzione notevolissima dovuta all’avvento del francescanesimo nelle Marche. Possono esserci opere più piccole, come le croci processionali, non ancora rilevate e un ulteriore interrogativo, sempre dal punto di vista numerico, potrebbe riguardare quanto ancora contentuto in alcuni conventi di clausura.

Giovanni Venturi nel corso di una presentazione del volume

Un tassello importante potrebbe essere la costituzione di una mostra o di un itinerario culturale?
In passato, circa 7-8 anni fa, abbiamo cercato di attivare un progetto di mostra che, in maniera tematica, nelle Marche non è mai stato realizzato. L’ultima esposizione consistente sul versante Adriatico è stata realizzata a Rimini nel 1935. Altri tentativi hanno visto esposte soltanto poche opere. In altre regioni la situazione è diversa: in questi giorni in Umbria, alla Galleria d’Arte di Perugia si sta per concludere la mostra “San Francesco e la croce dipinta”, mentre in Toscana i capolavori di Giotto e Cimabue sono noti al grande pubblico. Molto ha fatto l’Associazione Amici dei Musei delle Marche, facente parte della Fidam (Federazione Italiana Amici dei Musei), la quale ha anche compiti di divulgazione e ha anche patrocinato il volume.

Tornando alla vostra ricerca, quali sono le tematiche principali messe in risalto?
Vi sono due aspetti che saranno sottolineati venerdì: il primo è che nessun marchigiano ha la parcezione del patrimonio artistico, storico e religioso in questione: il 15-20% delle croci dipinte a livello nazionale; in secondo luogo, illustreremo come questo numero sia ancora più importante tenendo conto di come nelle Marche non vi sia stata una scuola pittorica predominante.

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