Per amore: dei genitori, dei figli o del coniuge?

Nuovo racconto dal Corso per fidanzati di Treia con padre Alessandro Angelisanti

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Nel diario delle coppie di fidanzati alla data giovedì 15 dicembre, una nota prevede l’entrata a scuola su accompagnamento dei genitori. Gli inadempienti si batteranno volontariamente col cilicio per aver perso le parole e il buon cuore di padre Alessandro Angelisanti, che ha già ammaliato le coppie nel secondo incontro. Si salta qua e là sul libro della Genesi, per cogliere la bellezza delle relazioni tramite i loro macroscopici eppur spesso invisibili punti critici. Nella Bibbia ci sono storie d’amore e nessuna di queste è perfetta – consolazione non da poco per le coppie di ogni tempo.

La storia d’amore originale è quella di Adamo ed Eva. Nel Capitolo 4 della Genesi, Eva concepisce Caino e gioisce per aver acquistato un uomo dal Signore, poi partorisce suo fratello Abele. Di Adamo si legge rapidamente che si unisce ad Eva e poi? Non si sa nulla, scompare. Perché è Eva la protagonista e fa fuori il suo uomo per prediligere la relazione tra mamma e figlio. Invece, il primo destinatario delle proprie azioni e interlocutore nelle scelte deve essere il marito, non il figlio. Almeno qualche volta nella vita, i figli ripetono quello che vedono in casa; stavolta Caino fa fuori Abele, perché Eva ha fatto fuori Adamo. Il destino di Abele sta nel suo stesso nome, cioè soffio, vento. Inoltre, nello scritto affiora la predilezione di Eva per il primogenito.

I due fratelli crescono – Caino è un agricoltore e Abele un pastore – e un giorno offrono i frutti del loro lavoro al Signore. Dio accoglie più favorevolmente le offerte di Abele, perché sa che Abele ha bisogno di uno sguardo amorevole, e parla con Caino, perché sa che Caino per vincere la rabbia ha bisogno di parlare. Di seguito, Caino esorta Abele ad andare in campagna, mentre nel testo ebraico questo dialogo non c’è. Caino alza la mano contro Abele perché nella sua storia non ha l’amore sano e completo di un padre e una madre. Molto probabilmente se Caino avesse rivolto parola ad Abele, la storia sarebbe andata diversamente; perché per vincere la rabbia è necessario parlarsi, soprattutto nella coppia, altrimenti il mancato interlocutore viene ucciso non fisicamente ma dal punto di vista della relazione.

Il Capitolo 24 della Genesi ruota intorno alla scelta della sposa di Isacco. Abramo, padre di Isacco, pone subito un vincolo: nonostante la sua famiglia ora abiti nelle terre del popolo cananeo, la moglie di Isacco deve essere scelta nella sua patria, tra le figlie della sua terra d’origine. È un vincolo ragionevole, e certamente rassicurante per il padre, che tradotto ai nostri giorni suona ad esempio così: la futura moglie o il futuro marito deve sapere che il Natale si festeggia a casa tutti insieme, deve credere in Dio, deve dedicare il giusto tempo alla famiglia e soprattutto ai figli, … Abramo sta cercando una moglie per suo figlio che sia familiare, vicina alle consuetudini della famiglia. Insomma, si sta dicendo al proprio figlio di restare bambino e rispettare il mandato di mamma e papà, continuando a fare come loro, si sta facendo in modo che il proprio figlio non esca liberamente dalla casa d’origine. Inoltre, il servo fidato di Abramo si persuade di essere di fronte alla donna giusta se questa risponde a una domanda nel modo da lui atteso. Purtroppo, un tale rapporto d’amore è condizionato da aspettative, è un amore bambino.

Nel Capitolo 25 della Genesi, Abramo prende un’altra moglie, Chetura, che gli dà molti figli. Ai figli delle concubine Abramo elargisce doni e li manda lontano da Isacco, mentre a quest’ultimo, il figlio avuto da Sara, dà tutti i suoi beni. Questo gesto elegge Isacco come figlio di Abramo, similmente alla nostra investitura a figli di Dio. Cosa rende figli? Cosa caratterizza la filiazione? L’appartenenza e, soprattutto, l’eredità. L’eredità è un calderone ricco e complesso, dove ci sono sia mattoni sia macerie: carattere, aspetto fisico, soldi, insegnamento, esempio, valori, educazione, Fede, difetti, pigrizia, rabbia, pensieri negativi, divisioni in famiglia, svogliatezza sul lavoro, tifo per una squadra e avversione per un’altra, aborrire un’attività, modo di reagire alle difficoltà, modo di giudicare o di criticare. Inizialmente l’eredità va accettata tutta intera dal figlio, in seguito il figlio capisce ciò che è buono per se stesso e lo aiuta a crescere e allora può lasciar andare il resto.

Questo è l’arduo mestiere del figlio: solo se il figlio prende tutta l’eredità può lasciare quello che non gli è d’aiuto, altrimenti farà prima o poi la copia leggermente rimaneggiata degli errori dei genitori. D’altra parte, in certi periodi della vita ci si sente “figlio di concubina”, incapace di accettare l’intera eredità; eppure, bisogna confidare nel fatto che questa condizione è transitoria, non permanente e irreversibile. Nello stesso Capitolo 25, si narra la morte di Abramo, “in felice canizie, vecchio e sazio di giorni”. Abramo e Sara sono seppelliti sullo stesso campo, perché la loro identità principale è di essere marito e moglie, prima ancora di essere genitori. In seguito, Isacco sposa Rebecca e i due concepiscono due gemelli, Esaù e Giacobbe. Esaù, il primogenito, è abile nella caccia, è un uomo della steppa, fatto di carne resistente e forti muscoli; Giacobbe è un uomo tranquillo, portato per le faccende domestiche. Così il padre predilige Esaù mentre la madre predilige Giacobbe. È naturale che ci siano delle predilezioni da parte dei genitori, perciò il punto focale diventa: Esaù e Giacobbe vivono per i loro desideri o per i desideri dei genitori? I figli adulti agiscono per paura, per ottenere assenso o per desiderio vero?

La ricetta per vedere i propri desideri (e non capricci!) realizzarsi è stare al proprio posto, che implica volere il bene di tutti. Alcuni esempi di scambio di ruoli sono: il marito che pranza spesso dalla mamma o si fa stirare da lei le camicie; la moglie che vede problemi nel rapporto col marito e lo racconta, lamentandosi, solo ai suoi genitori; il marito che offre possibilità di sfogo a una collega facendole intendere altro; la moglie che spoglia il marito denigrandolo mentre sta in parrucchieria. Il marito è prima di qualsiasi altro ruolo marito, non figlio, amico, confidente, così la moglie è prima di tutto moglie, non figlia, amica, moglie stressata. Lasciare il padre e la madre non va frainteso col non volere bene a papà e mamma, significa piuttosto essere figli adulti che non rendono accessibile a terzi la stanza da letto della coppia, pur volendo bene a genitori e suoceri.

Giacobbe ha una discendenza numerosa, che fonderà le dodici tribù d’Israele. La moglie che si è scelto e più ama, Rachele, muore partorendo Beniamino, dopo che in età avanzata le aveva dato anche Giuseppe. Ora, Giacobbe, travolto dal dolore per la perdita di Rachele, si concentra su Giuseppe e lo predilige sugli altri figli. Al Capitolo 37 della Genesi si narra che i fratelli di Giuseppe, accecati dal risentimento nei confronti del padre, odiano Giuseppe e decidono di sbarazzarsi di lui. In un primo momento complottano per ucciderlo di loro pugno, poi convengono per gettarlo in una cisterna vuota e così fanno, finché decidono di venderlo ai mercanti ismaeliti. Giuseppe ha, sì, un comportamento un po’ narcisista ma all’origine del misfatto dei fratelli contro di lui c’è che questi ripetono le azioni del padre: i figli fanno fuori Giuseppe perché il padre ha prima fatto fuori loro eccetto Giuseppe, il prediletto.

Da qui, un segno che aiuta a scoprire se si è figli adulti pronti a sposarsi è: sto giudicando ancora papà e mamma? I figli adulti e al proprio posto onorano il padre e la madre, non li giudicano più. Al contrario, i figli bambini prendono le distanze dai genitori pronti a sentenziare il loro operato, e prima o poi ripeteranno il copione avuto dai genitori.
Infine, l’augurio vigoroso e sincero che Padre Alessandro rivolge alle coppie di fidanzati è che prima di sposarsi possano cantare gli elogi dei genitori, accettare che essi si sono amati a modo loro, secondo la loro scelta. Così i figli sono veramente pronti a diventare coniugi e genitori. Di pari passo a quest’augurio va la consapevolezza che i genitori non vanno abbandonati dopo il matrimonio, bensì salutati nella certezza di rivedersi presto e sempre insieme al proprio coniuge. Inoltre, forte le coppie sentano la convinzione che, al netto degli “errori” che il libro della Genesi ha aiutato a rintracciare, l’amore coniugale è imbattibile, è più forte di ogni problema, di ogni altro amore, della morte.

Josephin e Riccardo

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