Quando «L’arte educativa del servizio» incontra l’esperienza di chi, da anni, combatte la piaga pericolosa e inarrestabile della pedofilia ecco allora che la Rete, tecnologica e umana, può tessere passi importanti e costruttivi per la crescita di una società migliore. A partire dalla comunità in cui viviamo.

Nell’ambito dell’undicesimo ciclo di incontri rivolti a giovani, a genitori, insegnanti e catechisti, a quanti hanno a cuore l’educazione dei ragazzi, a Macerata, presso la parrocchia Buon Pastore di Collevario, da anni “mèta” e fulcro di appuntamenti degni di nota, venerdì 27 gennaio alle ore 21.15 è atteso un ospite d’eccezione: don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell’associazione Meter onlus.

A lui, prestigioso relatore nell’ambito del percorso formativo cui aderiscono diverse firme locali impegnate nella sfida di una solida «alleanza educativa», il compito di trattare un tema tanto trattato quanto ancora – purtroppo – sottovalutato: «Minori e media. Vigilare per educare».

Alla vigilia dell’incontro, Emmausonline ha rivolto al sacerdote un’intervista esclusiva, con l’intento di promuovere l’evento ma, soprattutto, di non dimenticare la preziosa opera che, ogni giorno, l’Associazione porta avanti, e che può essere contattata in qualsiasi momento all’indirizzo di posta elettronica: info@associazionemeter.org.

Un primo piano di don Fortunato Di Noto

Don Fortunato, Meter è una realtà ormai consolidata nel tessuto civile italiano ma forse non tutti ne conoscono adeguatamente le dinamiche. Possiamo “fotografarla” meglio insieme?
Nel tessuto ecclesiale, oltre in quello civile, Meter è non solo un punto di riferimento nazionale e internazionale per l’azione concreta e molto operativa nella tutela dell’infanzia e della adolescenza: di Mobil born ai nativi digitali, dai sorpassati digitali ai nuovi naufraghi, dato che nel web oltre che nella vita reale vi sono anche le periferie digitali, tecnologiche. Più di 25 anni di storia è Meter, un’opera che è cresciuta non sotto i patentati e i potenti ma è nata in una delle periferia del Sud Italia (Sicilia), ad Avola (Sr), diocesi di Noto, dove svolgo il mio ministero da parroco moderatore (di tre parrocchie) e tra le altre cose come Vicario foraneo della città, oltre ad avere altri significativi incarichi pastorali diocesani e docenze in Storia della Chiesa e bioetica. Non mi faccio mancare nulla. Meter è parte integrante del ministero, non è qualcosa né di inventato e in più. Descrivere tutti i servizi per l’infanzia e le famiglie, anche legate al web è certamente semplice, ma complicato nella strutturazione e che desidero rimandarvi al nostro portale aperto al mondo e non è solo un biglietto di presentazione. Del resto il virtuale è reale, e il reale è virtuale. Permettetemi una nota: quando iniziò questa avventura, dopo aver ascoltato i racconti di abusi su minori e aver visto (siamo nel 1988, circa) le prime immagini di pedopornografia sul web, denunciando queste cose via fax, nessuno mi credeva, ma mi diedi comunque da fare con i giovani, ora adulti e professionisti, che hanno accompagnato e fondato questa avventura. Mi prendevano per folle. Ecco che esistono i professionisti della pedofilia e chi è impegnato, chiamato (una vera e propria vocazione), a servire e chinarsi sull’infanzia violata, anche nel web e non solo.

«Meter è parte integrante del Ministero, non è qualcosa né di inventato e in più. quando iniziò questa avventura, nel 1988, dopo aver ascoltato i racconti di abusi su minori e denunciato queste cose via fax, nessuno mi credeva, ma mi diedi comunque da fare con i giovani, ora adulti e professionisti, che hanno accompagnato e fondato questa avventura», racconta don Fortunato Di Noto

Numeri e storie che descrivono una situazione allarmante nel nostro Paese in termini di pedofilia e reati legati alla pornografia digitale a danni di minori. Il suo impegno – anche via social – è fortemente attivo per mantenere alta l’attenzione su temi tanto delicati. Siamo sulla buona strada?
Più ci impegniamo, in tanti (non dico tutti perché è una utopia!), più riusciremo a combattere una delle piaghe e tragedie globali che dai dati in possesso, mai smentiti e verificabile, solo in Europa coinvolgono più di 18 milioni di bambini vittime di abusi sessuali. La preoccupazione è la non percezione del problema che spesso si limita solo all’indignazione temporanea, ad una emozione quasi schifata, ma che non raggiunge il grado di azione per cambiare le cose. E’ un processo culturale, educativo, informativo, preventivo e repressivo. Aggiungerei anche di intelligente e scientifica azione nel riparare il danno ai minori. Dietro un bambino corrotto c’è un grande corruttore e chi corrompe lo fa per godimento personale ma anche lucrando sull’innocenza e sul corpo digitalizzato del bambino, rendendo merce ciò che invece deve essere supremamente rispettato e tutelato.

Fare “rete” è uno degli obiettivi primari delle associazioni che a Macerata cercano di promuovere una costruttiva alleanza educativa: sulla base della sua navigata esperienza, quale segnale può arrivare all’opinione pubblica da esperienze come questa?

Da soli siamo già sconfitti e aggiungo, facendo riferimento alla efficace espressione «chi non lotta ha già perduto», che è l’educazione un impegno globale – dato l’avvento del web – e reale, dato che dobbiamo fare i conti con le famiglie e la fragilità di esse. Uscire da un peccato (qualcuno afferma anche che è un disturbo, una malattia…), dalla gelosia permette che le buone forze possano illuminare e sostenere chi vuole rendere la vita e migliore il mondo in cui viviamo. Plaudo e sostengo sempre questo sforzo, questo impegno e invito i vescovi e i sacerdoti, le comunità ecclesiali e civili a uscir fuori dall’ideologismo ma con fatti concreti sostenere la fragilità e investire in risorse umane, culturali ed evangeliche lo sviluppo integrale dell’uomo, del piccolo uomo, il bambino. Rimettendolo al centro. E non è un eufemismo.

«La preoccupazione è la non percezione del problema che spesso si limita solo all’indignazione temporanea, ad una emozione quasi schifata, ma che non raggiunge il grado di azione per cambiare le cose», sostiene il sacerdote siciliano impegnato in prima linea con l’Associazione da lui stesso fondata

Per chiudere, un messaggio per i genitori e gli educatori che oggi si trovano a dover fronteggiare anche i rischi, insidiosi e pericolosissimi, che il Web nasconde tra le sue pagine?
Noi siamo Web e viviamo dentro e fuori questo mondo che ha permesso di non sentirsi soli, ma ha generato anche isolati e emozioni sterili e disinibite. Le responsabilità sono enormi e i genitori non devono proibire,  ma fin dal concepimento pensare che i propri figli vivranno in un mondo che non è quello degli anni Cinquanta. E’ bene ribadire che anche l’universo di Internet ha delle regole e non sempre è tutto spazio per beneficenza: un profilo garantisce economia alle società – che sono commerciali – e la propria identità deve essere ben gestita. Già è difficile per gli adulti figuriamoci per i bambini. Non è vero che tutto ciò che si espone è bello. Luce e tenebre si scontreranno sempre. Prudenza, partecipazione dei processi cognitivi ed educativi, non abdicare al ruolo – fantastico e bello – di essere genitori ed educatori: i primi e insostituibili per i propri figli. Internet è vuoto, vuoto virtuale, riempito dall’uomo: dipende quale uomo e che cosa immetto e cerco. Una foto innocente e tenera può tramutarsi in oggetto erotico per i perversi e disturbati sessuali. Tutti possono sapere, guardare e carpire la nostra vita, anche intima ma forse sarebbe bene concedere se stessi ha chi ci ama veramente. Questo è da trasmettere ai bambini, ai figli.

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