Siamo vicini a chi sta duramente affrontando il momento della prova e in mezzo a quanti sono spaventati e preoccupati». Si esprime così monsignor Nazzareno Marconi, che dal 2014 guida la diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.

Difficile commentare con le parole adeguate gli ultimi eventi sismici che hanno fatto ripiombare nel terrore le Marche e gran parte del Centro Italia. Con le quattro, forti scosse di ieri, mercoledì 18 gennaio, in un attimo le popolazioni già provate dal terremoto hanno rivissuto le drammatiche ore del 24 agosto prima e del 26 e 30 ottobre poi.

Come risaputo, anche questa zona marchigiana –  specialmente il centro tolentinate – è stata interessata dalle violenti scosse che hanno causato non poche conseguenze, sia alle abitazioni che alle scuole, mettendo seriamente in difficoltà anche le realtà produttive del territorio.

A rendere il tutto ancor più complicato, ora, le abbondanti nevicate dei giorni scorsi, superiori alle previsioni annunciate. «Risultano solo aggravamento di danni già quantificati – aggiunge Marconi – e il problema concreto è che, sia per i piani di recupero, sia per il rientro delle famiglie nelle proprie abitazioni i tempi si allungano in quanto le valutazioni e le progettazioni svolte finora vanno necessariamente di nuovo aggiornate».

Non meno facile la situazione nell’entroterra, dove nell’Alto Maceratese, tra sisma e condizioni meteo, sono evidenti le difficoltà logistiche per garantire sicurezza a chi vive in condizioni ancora precarie e mettere in salvo il bestiame, fonte primaria di sussistenza per molti allevatori del luogo. Le notizie hanno fatto rapidamente il giro del Web: diverse (e troppe) le frazioni e i piccoli paesi rimasti completamente isolati a causa dello spesso manto nevoso che ha reso difficili i collegamenti. Eppure, la realtà dei fatti non può cedere il passo allo sconforto, specialmente se la si “legge” con sguardo cristiano.

(foto Osservatore Romano)

«Continuare ad avere quella speranza che ci ha richiamato papa Francesco il 5 gennaio scorso, andare oltre l’ottimismo. Una speranza che trovi concretezza dall’esperienza della fede con un Dio che vuole il nostro bene». Questa è la “ricetta” che, nel gelo e nel disorientamento che imperversano in queste settimane, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, vescovo di Camerino-San Severino Marche, intende condividere. La sua, come tristemente noto, è una delle diocesi più danneggiate della regione. Oltre alle persone rimaste senza casa, innumerevoli risultano le lesioni al patrimonio artistico e architettonico, specialmente per quanto riguarda i beni ecclesiastici.

«Serve cuore, ma servono anche le mani per costruire una solidarietà che ci abbracci e ci sostenga: da soli non ce la faremmo mai», ricorda poi il presule, rifacendosi al discorso pronunciato dal Santo Padre alla vigilia dell’Epifania durante l’udienza ai terremotati nell’Aula Paolo VI. «Non è semplice, ma occorre ridare fiducia a tutti – esorta quindi Brugnaro –, perché piangersi addosso non serve: se sperimentiamo qualche situazione di lentezza negli aiuti, cerchiamo di non parlare di trascuratezza, bensì di dare credito a chi ci dà una mano. La nostra Chiesa vive un momento di forte difficoltà, per le condizioni di salute dei nostri sacerdoti, per una viabilità in tilt, per l’emergenza neve e il sisma che rendono complicato il contatto quotidiano con questa gente che era abituata ad avere. Ma noi ci siamo. Siamo ugualmente accanto a loro».

(foto Luca Maria Cristini)

Nel domandare a monsignor Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica, un commento su ciò che sta accadendo in queste giornate la risposta non tarda ad arrivare. «È come trovarsi in un tunnel – afferma –, dove sembra di cominciare a rivedere la luce, per poi ripiombare nel buio. Bisogna tenere i fari accesi, ma come? Coltivando la speranza, vivendo pienamente questo tempo, andando avanti perché presto usciremo da questo tunnel».

(foto Ansa)

Questa prova, però, «va affrontata insieme» sostiene Russo, «facendo ciascuno la propria parte». «Aiutiamoci sul serio – conclude il vescovo – a “sciogliere” quelle situazioni che sono di intoppo per una vera condivisione ed unità».

 

E di solidarietà umana non può non parlare anche monsignor Giovanni D’Ercole: la sua diocesi, Ascoli Piceno, ha pagato un durissimo prezzo in termini di vite umane dopo che le tremende scosse del 24 agosto hanno praticamente raso al suolo Arquata del Tronto e Pescara del Tronto. «Difficile incoraggiare la gente in queste condizioni – dichiara -, quando abbiamo nell’Ascolano la gran parte dei Comuni isolati senza acqua e senza luce da giorni. La gente è spaventata ed angosciata, la situazione è drammatica, specialmente dal punto di vista sociale. Il loro vescovo, però, è con loro. Io soffro con loro, prego con loro, perché questa emergenza finisca presto».

(foto La Presse)
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